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“Stiamo male”. Il grido degli adolescenti in un libro

10/02/2021

Senza scuola e relazioni sociali per la pandemia, soli e dimenticati. Ma non solo per il covid. Noi genitori dobbiamo ascoltare (davvero) i ragazzi

Paolo, quando quasi un anno fa hanno chiuso le scuole era contento. Una figata: “Niente scuola, solo lezioni online. In qualche interrogazione mi sono anche aiutato con gli appunti che avevo messo dietro il computer”. Con la seconda ondata della pandemia e dopo un’estate in semilibertà, tra amici e uscite, tutto è cambiato: “È davvero un incubo, hanno chiuso le piscine, non mi posso neppure allenare, la scuola da remoto è una schifezza, a volte quasi mi addormento davanti al video, sono troppe ore anche per me che ci stavo tre ore per i video giochi. Sto male”. 

Nadia, chiusa in camera, non sta meglio: “Un altro giorno chiusa in casa. Non ne posso davvero più”. Confessa Laura: “Basta, basta, adesso spengo il cellulare, non reggo le chat. Parlano solo di Covid come tutto su internet”. Benvenuti tra gli adolescenti dimenticati ai tempi del Covid, raccontati (benissimo) dall’avvocato milanese Armando Cecatiello, esperto in diritto di famiglia, e Laura Veneroni, psicoterapeuta specializzata in psicologia dell’età evolutiva, che nel libro Adolescenti, educare e crescere senza paura. Due esperti che danno voce ai ragazzi, ne descrivono storie e sensazioni, proponendo chiavi di lettura per comprendere gli adolescenti quando paiono (spessissimo) un enigma insolubile. E forniscono mosse concrete per non smarrire la strada di fronte alle difficoltà di essere genitori, insegnanti o educatori in un mondo che muta in modo rapidissimo. 

 

 

«L’adolescenza è un periodo difficile. Essere adolescente è difficile in ogni caso e con il COVID-19 lo è di più», spiega Cecatiello. «Molti ragazzi hanno scoperto i limiti dei social network e forse hanno apprezzato quando gli adulti cercavano di distoglierli dall’abuso del virtuale». Altri, nell’anno in cui siamo dimenticati dei ragazzi (il nostro futuro), si sono chiusi, isolati, come Max, che adesso soffre d’ansia e ed è diventato apatico, non ha più voglia di uscire e far nulla. Dicono gli autori: “È come se per alcuni il modo si fosse fermato, è come se ci fosse una dilatazione del tempo, un torpore protratto come quando ci si è appena svegliati. Spesso i ragazzi stanno svegli fino a tarda notte, sentendosi anche tra loro, come per avere la possibilità di fare qualcosa che renda significativa una giornata”. 

Ascolto – E i genitori? Mestiere duro sempre, più duro di fronte a ragazzi e ragazze che si sentono abbandonati. Le istituzioni se ne fregano, i programmi di governo non li contemplano, i negozi aperti sì, ma le scuole meglio di no. Pagano il prezzo più alto della pandemia, i nostri figli, e noi mamme e papà a cercare di mettere toppe per dare un senso al momento più importante, bello, della loro vita. La ricetta degli autori si chiama “responsabilizzazione dei genitori”. Vanno ascoltati, i teenager, ascoltati davvero. È evidente nella testimonianza di Laura, che qualcosa non va. “Sto male, loro non lo capiscono, parlano, parlano, mi confondono, non capisco più nulla, non mi ascoltano”. Va costruita un alleanza, che è il contrario dello scontro perché stanno “troppo attaccati agli smartphone” e si perdono le lezioni modello Dad. “Essere ascoltati è un bisogno fondamentale che in adolescenza assume anche un valore costitutivo: se non mi ascolti, io non esisto.”, spiega l’avvocato. “Gli adolescenti infatti sono ancora in una fase di costruzione della propria identità e in questa sospensione possono essere colti dal terrore di non sapere chi si è, di non riconoscersi e di non essere riconosciuti”. 

Accettazione– Covid o non covid, serve accettare il caos interiore dei ragazzi. Accettare che non rispettino le regole, che cerchino una loro identità, che trasgrediscano, che dicano bugie. Ricordarsi, magari, che anche noi genitori siamo stati adolescenti, e che abbiamo fatto le stesse cose che fanno loro oggi. La frustrazione del “non mi ascolta”, allora, non serve a niente. È questa la normalità. «Il proprio figlio sta crescendo, incontra una società, conosce altri modelli, fa i conti con la propria personalità e la propria storia, fatta di relazioni, di persone altre dai genitori, di nuovi fattori sociali e ambientali. Gli adolescenti crescono e saranno, per definizione, diversi dai propri genitori e dai bambini che sono stati. Diversi non vuole dire buoni o cattivi, vuol dire diversi», insiste Cecatiello.

Autonomia e iper protezione – Siamo strani noi adulti. Vogliamo assolutamente che i nostri figli siano autonomi, indipendenti, cerchino e trovino la loro strada, e poi gli stiamo dietro come fossero eterni bambini. Una contraddizione che li mette in crisi, non permette loro di sentirsi davvero liberi di essere, di diventare. Oppure, siamo iperprotettivi e attentissimi a come vanno a scuola, voti, con chi escono, perché, e se fumano una canna? Ma poi, li lasciamo soli nel mondo virtuale, ore e ore davanti ai dispositivi senza sapere con chi e dove. “L’adolescenza è un periodo delicato e complicato e caratterizzato da alcuni bisogni e sfide specifiche», spiega l’autore. “Tra questi il bisogno di autonomia e separazione dai genitori e di costruire una propria identità. A questo scopo, fondamentali sono la possibilità di sperimentare sé stessi al di fuori del contesto famigliare e il gruppo dei pari”. Da qui anche la necessità di difendere i propri spazi, fisici (chiudendosi in camera, isolandosi con le cuffie e dietro lo schermo dei propri smartphone) e mentali, chiudendosi in atteggiamenti resistenti al dialogo. Che non vuol dire non esercitare il diritto (e dovere) educativo e di controllo. Sui social e l’uso del web ci vogliono regole precise, accordi sulla carta, che non è controllo senza sé e senza ma, ma scambi di vedute, fiducia. Serve entrare nel loro mondo e insieme trovare un punto comune. Patti chiari, amicizia lunga. 

 

 

 L’importanza dello sguardo– Capitolo da leggere assolutamente è Sguardo che valorizza. Come guardiamo i ragazzi in adolescenza? Lo abbiamo capito che “talvolta in azioni apparentemente aggressive, polemiche, di- struttive c’è la richiesta di essere aiutati, ma, prima ancora, di essere visti, la richiesta estrema di uno sguardo per sentirsi esistere, per essere compresi in quella disperazione che ha procurato il gesto”?. Forse no. Doniamo ai ragazzi, ora in particolare, uno sguardo vero, accogliente, sincero e mai distratto. Come dice Cecatiello: “Uno sguardo che faccia sentire di esistere, che è un bisogno continuo e costante per un adolescente». 

 

Info libro: Adolescenti. Educare e crescere senza paura, di Armando Cecatiello e Laura Veneroni (15,60 euro) –

Il libro, disponibile anche su Amazon, ha uno scopo benefico: parte dei proventi è destinata all’associazione ‘Soccorso Rosa Onlus’ che si occupa della prevenzione del bullismo e della violenza di genere.

 

Articolo a cura di Benedetta Sangirardi – giornalista

 

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