Mum's Life

Sesso dopo i figli, questo sconosciuto.

27/12/2020

Stanche, provate, distrutte. Le donne diventate mamme smettono di fare scintille sotto le lenzuola. Quando preoccuparsi, se il calo del desiderio continua negli anni (e il compagno si sente ignorato)? Ce lo spiega una sessuologa, che avverte: “Curare la sfera intima con il partner è il regalo più bello che potete fare a vostro figlio”

Il tema è (molto) acceso, tra i più dibattuti negli incontri tra amiche. Ma voi fate l’amore con il partner? No, perché la mia voglia è pari a zero. Si diventa mamme, i figli invadono la vita, e il sesso non fa più parte delle priorità. Prima sotto le lenzuola si facevano scintille, e adesso la stanchezza, le notti insonni, le faccende quotidiane, la cura del bambino portano allo stremo. E così, alla sera, c’è solo una priorità: dormire, riposarsi, dedicarsi a una serie tv in solitudine. Mariti e compagni? Beh, non certo sono felici del fatto di essere messi in disparte, dimenticati, a volte ignorati. E alla richiesta di un rapporto le scuse diventano le più disparate. Ma se il calo del desiderio, non appena nasce un figlio, è fisiologico, nel lungo periodo può diventare un problema. Che, diciamolo subito, va affrontato. Ne abbiamo parlato con Valentina Cosmi, psicologa e psicoterapeuta esperta in sessuologia, membro della Società italiana di sessuologia e psicologia ( S.I.S.P ).

 

 

Dottoressa, ci aiuti a capire che cosa accade con la nascita di un figlio.

È un evento dirompente, senza dubbio. Per le donne in modo particolare. Inutile girarci intorno: sono due situazioni molto diverse (senza per questo dare un’accezione di merito) per l’uomo e per la donna. Un figlio per il papà è qualcosa di reale al momento della nascita, per la mamma lo è dal momento in cui si rende conto che c’è una vita dentro il proprio corpo e forse ancor prima. Un aspetto questo che può essere percepito come incredibile fonte di gioia ma anche di angoscia. Il corpo cambia, si trasforma, si stenta a riconoscerlo, è abitato da qualcuno che non siamo noi. Un evento questo che non ha eguali. Come può la sessualità, che implica la messa in gioco di questo corpo, non risentire di un evento del genere? Come possiamo immaginare di “muoverci sotto le lenzuola” come eravamo abituate a fare se il nostro corpo ci appare trasformato, pervaso da stimoli che non conoscevamo, se per fare solo un esempio (banale ma incredibilmente vero) i nostri completini intimi sembrano non volerne sapere di essere indossati?

Il calo del desiderio è diffusissimo dopo la maternità. A che cosa è dovuto dal punto di vista fisiologico?

Quando un figlio viene al mondo la donna è pervasa da una spinta, psicologica e biologica, a occuparsi della nuova creatura, tutto il resto passa in secondo piano. Gli ormoni fanno la loro parte e la mente li sostiene nell’idea che nulla esista di più importante. La sessualità viene momentaneamente messa da parte. Il calo del desiderio pertanto è piuttosto naturale: può essere dovuto ad aspetti psicologici (si è totalmente impegnate e coinvolte nell’accudimento fisico e psicologico del “cucciolo”), da aspetti ormonali (l’allattamento e i livelli alti di prolattina inibiscono infatti il desiderio sessuale), da aspetti fisici non trascurabili (il corpo dopo il parto impiega del tempo per “tornare” in forma o comunque per riprendere le proprie funzioni a livello regolare). Quindi, niente panico. I momenti di intimità fisica, nel momento successivo alla nascita di un figlio, possono essere compensati da momenti di complicità legati all’accudimento del bambino.

L’aspetto comune è la stanchezza infinita. Certo non c’è la voglia dopo una giornata alle prese con i bambini di dedicarci all’aspetto sessuale. Dobbiamo accettare questo momento di stallo?

Quando c’è un neonato, o un bambino molto piccolo, è naturale essere stanche, sotto tutti i punti di vista. Inizierei però a fare una distinzione: un discorso è parlare di un bambino appena nato, altro è parlare della presenza in casa di un bambino piccolo. Spesso infatti il bambino viene utilizzato come “scusa” per non dedicarsi alla propria intimità. Quello che molto frequentemente si osserva sono madri completamente assorbite nel proprio ruolo che non riescono a ricentrare l’attenzione su se stesse e sulla propria vita di coppia. La presenza di un bambino piccolo chiaramente determina cambiamenti nella vita sessuale e affettiva di una coppia, ma facciamo attenzione. Per esempio, non necessariamente deve essere la donna a prendere l’iniziativa e a soddisfare le esigenze sessuali del partner. Una donna che riesce a riprendere l’attenzione su di sé e sulle proprie esigenze sessuali può anche chiedere al proprio partner e alleggerire i carichi di lavoro domestici, vivendo il partner come soggetto collaborativo e non come soggetto richiedente. Insomma, serve collaborazione per essere alleggerite e dedicarsi anche alla sfera sessuale. Al contrario, molte donne arrivano vedere il partner come un altro bambino da accudire (un aspetto questo che distrugge l’intimità e la sessualità). Per non parlare di quanto il bambino dorme nel letto con i genitori e non è possibile ripristinare una situazione di complicità. In questo caso non solo la sessualità diventa impossibile, ma anche i momenti stessi di intimità tra i partner.

Capita anche, nelle chiacchiere tra donne e mamme, di percepire che il problema perdura negli anni. Non solo quando i figli sono neonati, ma anche quando crescono. Il sesso passa decisamente in secondo piano. Come è possibile?

Attenzione, perché di certo non possiamo parlare di “alterazioni ormonali dovute al parto” dopo 5-6-7 anni dalla nascita di un figlio. Spesso quello che accade (e il lavoro clinico lo conferma) è che la nascita di un figlio rappresenta un appagamento totale per la donna, che tende quindi a non occuparsi più della vita di coppia, della propria identità come donna e del proprio ruolo di “compagna/moglie”.

 

E gli uomini?

Per loro è una condizione davvero molto frustrante e incomprensibile: si sentono rifiutati, messi da parte, non cercati, accantonati in favore di giocattoli e ninnoli che mettono al centro il bambino e basta. Mi vengono in mente le parole di un neo papà (con un buon livello d’istruzione e una discreta capacità empatica) che, molto scoraggiato e affranto, mi diceva che dopo 6 anni dalla nascita del figlio non era libero di invitare sua moglie fuori per un week-end senza il figlio, e che sentiva un profondo dislivello tra l’affetto dedicato a lui e quello riservato al bambino. E allora spesso si instaura una sorta di competizione o di gelosia, per cui i mariti arrivano a sentirsi discriminati. Ecco, credo che come donne dovremmo interrogarci sulle motivazioni per cui sentiamo un calo di desiderio, comprensibile dopo i primi mesi dalla nascita, più inquadrabile come “difesa” successivamente.

Quando dobbiamo preoccuparci, se non abbiamo più voglia di rapporti sessuali?

Non amo parlare di patologia, però l’aspetto a cui consiglierei di porre attenzione è proprio quello relazionale. Vale a dire: un figlio rappresenta un’esperienza incredibile, lo abbiamo detto, però non è un prolungamento della nostra persona, né proprietà nostra. Un figlio è un individuo che crescerà e avrà una sua vita indipendente e separata. Molte donne si ritrovano a vivere intorno e per il figlio. Credo che quando una donna non riesca in alcun modo a sentire uno spazio da dedicare a se stessa (perché la vita sessuo-affettiva è anche questo) siamo di fronte ad un problema, a una difficoltà nel riappropriarsi dei proprio spazi e delle proprie esigenze. Certamente a volte i compagni non sono in grado di aiutare le donne a recuperare spazio interno, è vero, però con una buona comunicazione di coppia questo aspetto può essere ripristinato.

Altre donne, però, diventate mamme, continuano a far scintille sotto le lenzuola. Come mai?

Succede a quelle donne che riescono a mantenere salda la propria identità, che non si fanno completamente assorbire dal figlio ma che riescono a delegare, a farsi supportare da baby-sitter, tate, mariti, genitori. Quelle donne che desiderano riprendere il lavoro e la propria vita. Non vorrei essere fraintesa: sto parlando della differenza tra chi riesce a preservare e mantenere un solido senso di sé e chi non riesce a delegare nulla. In questo secondo caso dove la stanchezza fisica e mentale diventano incompatibili con una vita sessuale appagante. Ci siamo mai chieste ad esempio perché alcune donne non riescono a lasciare i figli neppure alla propria madre per una serata in modo da poter stare a cena o al cinema con il proprio marito? Perché l’idea di un fine settimana fuori senza figlio diventa intollerabile? Credo che in alcuni casi un figlio possa diventare uno scudo difensivo per non occuparsi di sé.

Consiglia l’uso di oggetti e giochi erotici per riprendere confidenza con la sfera sessuale?

Perché no. L’uso di sex toys può diventare un modo per riprendere contatto con il proprio corpo. Pensiamo per esempio alle famose “palline” e al loro utilizzo per rinforzare il pavimento pelvico…un modo per unire l’utile al dilettevole, dal momento che il pavimento pelvico è messo a dura prova con il parto!

Certe volte, diciamo la verità, le mamme si concedono al partner giusto per accontentarlo…

La sessualità svolge molte funzioni nella vita degli esseri umani, così come un rapporto sessuale può avere molti, cosiddetti, “vantaggi secondari”: favorisce un clima disteso nella coppia, è in grado di appianare dissensi, favorisce la complicità e l’intimità. Direi quindi che “dipende” dalla quota con cui vogliamo “accontentare” l’altro. Se superare una reticenza iniziale ci permette poi di godere a nostra volta di un momento di intimità allora ben venga; se si tratta invece di trattenere il respiro nell’attesa che termini quel momento allora sìche il problema è nella relazione.

 

 

Ci dia consigli e strategie di di sopravvivenza all’eros familiare?

Parlare, comunicare, spiegare, ecco le tre parole chiave. Una coppia resta tale finché ha la capacità di comunicare, di raccontarsi, di spiegarsi senza troppi timori. Quando il partner inizia a essere percepito come “nemico” da cui difendersi e da annientare, forse è troppo tardi anche per lo psicoterapeuta-sessuologo. Troppo spesso, d’altro canto, gli uomini non siano aiutati e supportati a capire cosa accada a una donna nel momento in cui un figlio viene al mondo. Mi verrebbe da dire: come potrebbero se nessuno glielo spiega? Se non c’è una comunicazione di coppia salda e solida? Dall’altro lato, le donne sono molto abituate a farsi carico di tutto, soprattutto quando si tratta di gestione della casa e dei figli. Imparare a non dimenticarsi di se stesse e dei propri corpi è fondamentale.

Che fare quindi, andare in terapia?

Una buona consulenza di coppia può aiutare i partner a capire davvero l’altro, a essere di sostegno e di supporto, ma anche a esprimere i propri bisogni, con l’idea che si possano condividere in un modo buono per tutti. E a risolvere il problema.

Ai mariti e partner in presa a una crisi di nervi da mancanza di sesso e attenzioni, che cosa consiglia?

Non fatevi da parte, anche quando la sensazione è che la coppia madre-bambino vi estrometta. Siate partecipi e protagonisti del rapporto con il figlio, anche quando sembra difficile. Questo aiuterà le partner a stare in uno spazio fisico e psichico più adeguato e quindi sarà d’aiuto per una buona vita sessuo-affettiva. Per le donne: imparate a sentirvi meno indispensabili, a capire che il sesso, l’intimità, l’affettività è fondamentale nella coppia, tanto quanto la cura del figlio. Una coppia genitoriale solida, complice e con un buon livello di intimità è il regalo più bello che potete fare ai nostri figli.

 

Articolo a cura di Benedetta Sangirardi – giornalista

 

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