Mum's News

Scuole e patto di corresponsabilità: in caso di un nuovo lockdown dobbiamo pagare le rette pattuite?

12/10/2020

Sicuramente a tutte voi, quest’anno la scuola ha fatto firmare un documento in più legato al periodo che stiamo vivendo a casa del Coronavirus: cioè il patto di corresponsabilità. Avete dei dubbi? Non vi è chiaro qualche punto? In molte ci avete scritto e allora abbiamo chiesto al nostro avvocato.

Una mamma ci chiede

Ciao Mumadvisor,

Oggi vorrei chiedervi dei chiarimenti su una richiesta particolare avanzata dalla scuola di mio figlio. Luca frequenta una scuola materna privata e, prima della ripresa delle attività scolastiche, è stato chiesto a noi genitori di sottoscrivere un documento nel quale ci impegniamo a corrispondere il pagamento delle rette pattuite anche nel caso di un nuovo lockdown.

A me non sembra corretto, cosa ne pensate voi?

S.

 

L’avvocato risponde

Cara S.,

no, nemmeno a noi sembra corretto.

Il documento di cui ci hai parlato è il “patto di corresponsabilità”, vale a dire un accordo stipulato tra istituto scolastico e genitori (e alunni, nel caso di scuola secondaria di I e II grado) con il quale si individuano i reciproci impegni e gli obiettivi comuni, per l’intero anno a venire.

I contenuti di tale documento non possono essere individuati arbitrariamente dall’istituto scolastico, il quale deve rispettare le linee di indirizzo fornite dal MIUR (Ministero dell’Istruzione) con DPR 235 del 2007.

Il MIUR in primo luogo ha affermato che il patto di corresponsabilità nasce da una comune assunzione di responsabilità da parte di scuola e famiglia, le quali si impegnano nella condivisione di obiettivi, nel rispetto dei ruoli e delle procedure di decisione, nell’assunzione delle responsabilità e nel mantenere un buon rapporto docenti/genitori, in modo tale da dare attuazione agli impegni assunti mediante una vera collaborazione reciproca.

In questo momento storico particolare, i contenuti del patto di corresponsabilità sono diversi ed ulteriori rispetto al solito.

Le scuole e le famiglie devono obbligatoriamente concordare una condotta comune al fine di limitare il più possibile il rischio di contagio da Coronavirus e devono individuare degli obblighi reciproci che devono tassativamente essere rispettati.

Per esempio, la scuola si impegna ad adottare tutte le misure di prevenzione e di protezione volte al contenimento del rischio di contagio, nonché le misure di gestione di eventuali casi COVID-19 o sospetti in modo da limitare, per quanto possibile, la diffusione dell’infezione.

Si impegna altresì ad avvalersi di personale adeguatamente formato sulle procedure igienico sanitarie più opportune.

Le famiglie, dal canto loro, devono impegnarsi a non mandare a scuola i figli che abbiano febbre (anche minima), tosse e/o raffreddore, oppure che negli ultimi 14 giorni siano entrati in contatto con malati di COVID o con persone in isolamento precauzionale; è loro responsabilità quella di munire i propri figli di mascherine monouso e si impegnano a garantire una costante azione educativa sui minori affinché evitino assembramenti, rispettino le distanze di sicurezza, lavino le mani e/o facciano uso del gel.

Questi naturalmente sono solo esempi, ma consentono di comprendere il senso del patto di corresponsabilità in un momento in cui è in corso un’epidemia: assicurare cooperazione e collaborazione tra le parti con il fine di assicurare la prosecuzione delle attività didattiche.

In nessun modo le scuole possono inserire in esso una clausola con la quale “scaricare” sulle famiglie i rischi di un eventuale lockdown.

Si tratterebbe di una clausola palesemente vessatoria (ovvero che scarica il rischio contrattuale solo su una delle parti, determinando uno squilibrio di diritti) e, pertanto, nulla.

 

 

Già nella fase più acuta della pandemia abbiamo avuto modo di affrontare il tema delle rette scolastiche e abbiamo precisato che, volendo applicare rigidamente la disciplina dei contratti di somministrazione di servizi, in caso di nuovo lockdown le scuole non potrebbero pretendere il pagamento delle rette poiché non sarebbero in grado di erogare alcun servizio o prestazione e, pertanto, non avrebbero alcun titolo per esigere un pagamento.

Considerata la situazione emergenziale e del tutto eccezionale, in assenza peraltro di disposizioni normative ad hoc e di giurisprudenza applicabile per analogia, è da ritenere che nel caso fosse opportuna una nuova chiusura delle scuole si debba trovare un punto di incontro, per esempio pattuendo il pagamento del solo 50% delle rette dovute.

 

Laura Citroni

Avvocato con studio a milano. La trovate sul sito www.slcx.it nel quale è presente anche un blog che tratta questioni giuridiche spiegate in modo semplice e chiaro. È mamma di Alice e Filippo. Su Instagram la trovate con @la__liki

 

Mums, avete bisogno di un consulto legale? Avete un dubbio e volete avere un chiarimento? Volete il parere di una professionista? Laura Citroni si mette a vostra completa disposizione per rispondere a tutte le vostre domande. E’ semplice: scriveteci una mail a info@mumadvisor.com, sarà rispettato l’anonimato.

 

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