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Ritrovare l’isola che non c’è. Il difficile processo comunicativo con i figli, tra social e tecnologia.

28/10/2020

La tecnologia oramai fa parte delle nostre vita ma può essere causa del difficile processo comunicativo con i nostri figli? Se sì, perché? Come possiamo trasformare i device mobili in “amici di famiglia”?

Premessa

Comunicare con i figli, è sempre stato un processo difficoltoso in tutte le epoche. Porta con sé, l’inevitabile gap generazionale a sua volta determinato da due principali diversità, per lo più di carattere anagrafico degli interlocutori: la visione del mondo e l’ordine di priorità nella scala dei rispettivi bisogni.

Se questo è sempre stato alla base di un fisiologico conflitto, l’avvento della tecnologia e la connessa velocizzazione dei processi comunicativi degli ultimi venti anni, ha senza dubbio alcuno, aggiunto complessità, consentendo a livello Sociale più esteso, una modificazione sostanziale delle relazioni.

Cosa cercano fanciulli e ragazzi di oggi, cosa possiamo fare?

Se li osservate attentamente oppure se lanciate solo uno sguardo veloce all’enorme piazza virtuale dei social network, vi accorgerete che cercano quello che cercavamo noi alla loro età: identità, approvazione e visibilità.

La differenza? Un tempo, era più facile il contatto umano (lo scambio dei giocattoli, il muretto, lo scambio di vestiti, l’oratorio…), si piangeva, rideva e sognava in forma più collettiva, oggi probabilmente, molto più in solitudine.

Con la contraddizione che viene fisiologicamente ad amplificarsi durante la fase della pre adolescenza e adolescenza inoltre, “cercano un orecchio che sappia ascoltare” e al tempo stesso (quando lo trovano), lo rigettano creando un loop reattivo che sulle prime disarma e frustra il genitore, il quale dopo ripetuti tentativi, spesso rinuncia, aumentando lacerazione e distanza.

Tecnologia e social

Partendo dal presupposto che “non si può fermare il vento con le mani”, con la tecnologia e i social network, è necessario imparare a conviverci e ad usarli, educando noi stessi e i nostri figli.

Prima di tutto, collocarli in una dimensione appropriata di “mezzo” e non di “fine”.

Questa differenza sostanziale, ci può essere di aiuto per comprendere dove finisce l’uso e inizia l’abuso. Dove nel primo caso, è la persona a determinare le regole e “sfruttare” l’enorme potenziale e nella seconda, ad esserne sopraffatto. In sintesi: imparare a usare e non a essere usato.

L’incontro dei fanciulli con tecnologia e social, comincia molto presto e in diverse modalità: il regalo per il compleanno, per la comunione, per la promozione scolastica o più semplicemente perché essendo di largo consumo, ne è giustificata a priori, presenza e utilizzo.

Attenzione, non mi riferisco soltanto a smartphone, tablet e PC, ma anche a device per giochi elettronici.

Scongiurata la demonizzazione pregiudiziale, resta l’enorme aspetto educativo da mettere in campo, fatto di: regole, progettualità, condivisione e controllo.

I bambini imparano in base a ciò che vedono (coetanei, genitori, pubblicità) e a ciò che gli offriamo.

Indirizzano le richieste sulla base di una emulazione che sarebbe opportuno governare secondo regole valoriali e non regole commerciali.

Impostare il sistema delle regole, comporta impegno non solo nella strutturazione, ma anche e soprattutto, nel mantenimento coerente nel tempo, delle stesse, considerando tutta una serie di effetti collaterali derivanti dalle insidie del web (furto di identità, sexting, cyberbullismo) e verso i quali fanciulli e adolescenti, sono più esposti e vulnerabili.

Partendo da una progettualità e da un dialogo tra i genitori, è necessario trovare la linea di compromesso tra le possibili diversità di veduta della coppia. Atto essenziale per garantire il risultato.

Innanzi tutto, regole di coerenza per i genitori:

  • limitare la quantità di tempo trascorso online

  • integrare le attività online, con simili attività “vere”

  • rinforzare la socializzazione reale

Risultato: saremo più “credibili” agli occhi dei nostri figli.

Risultato: avremo insegnato il senso del limite, del rispetto delle regole e della responsabilità sul mantenimento dei patti.

Ricordando quanto sopra descritto, circa l’importanza del rispetto da parte dei genitori nel dare il “buon esempio”, per ridurre il tempo-strumento e/o tempo-social, si rende opportuno e funzionale oltre che in termini di credibilità, offrire e condividere, alternative non tecnologiche.

Tutto ciò, necessita di impegno costante e coerente; caratteristica intima del “difficile mestiere” del genitore, che dovendo fare i conti con il proprio lavoro e le “intemperie” della vita, potrebbe trovare difficoltà nella gestione di tale complessità.

 

Conclusioni

Quanto finora proposto, può rappresentare il kit di “istruzioni per l’uso” di base, necessarie per una corretta gestione con i figli, di social e tecnologia, ma anche, propedeutiche e di presupposto per una progettualità spendibile nelle eventuali situazioni “straordinarie”.

Mi riferisco specificamente alla emergenza sanitaria in atto (della quale abbiamo avuto già una prima importante esperienza nella primavera); esperienza purtroppo non ancora conclusa e dal futuro incerto.

Laddove una parte di quanto descritto, era già in essere, gli effetti collaterali e dannosi di una “forzata” e per certi versi, inedita forma di convivenza, sono stati contenuti e si sono registrate buone tenute delle relazioni; al contrario, non possiamo dire la stessa cosa in quelle famiglie dove vigeva un certo grado di precarietà progettuale.

Il lockdown non ha fatto altro che compromettere ulteriormente le cose.

Tutto questo, al netto della intrinseca carenza qualitativa, determinata dalla didattica a distanza, fino alla sua inutile e dannosa azione, quando rivolta ai più piccoli, in termini di fasce di età.

Uno scenario, verso il quale si rende necessaria e opportuna, una appropriata sessione di approfondimento, capace di farci più responsabilmente guardare al futuro, con la consapevolezza che è ancora possibile, ritrovare la magia dell’isola che non c’è.

 

 

Duilio Loi – Pedagogista Scolastico e Forense, Specializzato in Criminologia. -Giudice Onorario – Tribunale per i Minorenni di Milano -Titolare dello Studio Pedagogico Pavese di Stradella 

In collaborazione con Centro Medico Unisalus

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