Mum's Life

Quando uno scarabocchio non è un semplice scarabocchio: ecco come interpretare i disegni dei nostri bimbi

31/10/2020

Dalle prime line fatte un po’ a caso, ai primi disegni più strutturati. La dottoressa e arte terapeuta ci spiega l’evoluzione, tappa per tappa, dei disegni dei bambini e ci aiuta, attraverso i colori, a dare una prima interpretazione delle opere artistiche dei  nostri bimbi.

Da sempre lasciare una traccia è tra le capacità e le peculiarità dell’essere umano, questo bisogno racchiude diverse motivazioni simboliche, la traccia può rappresentare stati d’animo, pulsioni, emozioni, sentimenti, può essere una forma di comunicazione sociale, può essere libera o vincolata, lasciare un importante parte di Sé al mondo da sempre è stato un vero e proprio bisogno specie specifico e nello sviluppo psichico creativo del bambino è la prima tappa di un lungo percorso.

Il disegnare un semplice scarabocchio è esperienza che attraversa un arco importante della vita dei nostri bimbi, iniziano le loro prime esperienze intorno ai 12 mesi, nello Stadio dello scarabocchio disordinato”  tracciano segni disordinati sul foglio, con movimenti manuali non controllati né equilibrati la competenza oculo manuale non è assolutamente matura, i tentativi di colpire ripetutamente il foglio con il colore, sono intensi e ripetuti,  verso i 18 mesi  il tratto è più definito nello Stadio dello scarabocchio ordinato il bambino esprime tutto il suo desiderio di condivisione con l’ambiente, ancora non è un disegno simbolico vero e  proprio, le forme circolari e il tratto tenderanno a sovrapporsi caoticamente tracciando ed esercitando però lo sviluppo della creatività.

Dopo i 24 mesi nello Stadio delle Forme iniziano ad avere un controllo maggiore e attribuiscono gradualmente un simbolismo alle forme, anche la comunicazione intorno all’elaborato prende una forma accettabile, e se rinforzati da mamma e papà sarà per loro fonte di grande gioia.

Finalmente nello Stadio preschematico quindi dai 3/4 anni fino ai 6, l’utilizzo del colore diventa l’espressione delle emozioni e questa fase diventa  consapevole, anche il coordinamento oculo manuale diventa abilità, apprezzabile.

Tra i 6 e i 7 anni il disegno inizia ad essere più competente da un punto di vista grafico, le forme saranno più armoniche, l’utilizzo del colore non sarà più solo su base emozionale ma anche su base reale, questo è lo Stadio schematicoe quindi il tronco dell’albero sarà marrone, le papere gialle e le foglie verdi.

I nostri piccini crescendo acquisiscono sempre più competenze  ed anche i loro elaborati saranno  sempre più complessi e strutturati, osservando una creazione di un bimbo di 8 anni possiamo vedere come egli vive il suo ambiente, di quali elementi e colori è composto, questo periodo è definito Stadio del realismo intellettuale”.

Compiuti i 9 anni il tratto è ben strutturato, le linee hanno perso l’incertezza e finalmente  riesce nello “Stadio del realismo visivo” a copiare l’ambiente che lo circonda, conforma gli schemi grafici all’apparenza visivo-fenomenica e gradualmente impara a rappresentare la profondità e la spazialità proiettivo-euclidea.

Nella fascia d’età tra i 9 e gli 11 anni nello Stadio del realismo nascente mette a punto tutte le competenze acquisite fino a quel momento, arricchendo di sfumature, particolari, rappresentazioni e colori, il colore in questo stadio diventa fondamentale nella vita del bambino.

Noi adulti restiamo estasiati dalle opere d’arte dei nostri cuccioli, ne restiamo sorpresi e incuriositi, cercando di capire quale significato si possa scoprire.

L’Interpretazione dei disegni

Chi di noi almeno una volta non ha avuto la curiosità di interpretare il disegno che i nostri bimbi ci avevano regalato, chiaramente questo è un importante lavoro di competenza scientifica ma aver chiaro almeno dei piccolissimi criteri ci può aiutare a capire qualcosina dell’universo creativo e dello sviluppo affettivo che stiamo osservando.

Per prima cosa dobbiamo tener conto degli stadi di sviluppi e considerare la maturità e l’età del nostro piccolo, poi osserviamo come lo spazio del foglio è stato occupato, le linee, le forme e il loro andamento, la pressione esercitata nel tratto e infine l’utilizzo del colore.

Immaginiamo quindi che il foglio bianco sia lo spazio vitale dei nostri piccoli artisti e tutto ciò che produrranno sarà simbolicamente un processo identificativo di come si colloca e si percepisce nell’ambiente sia fisicamente sia cognitivamente che psichicamente, qui però entriamo in un territorio molto tecnico e non è possibile valutare da un singolo disegno il vissuto di nessuno, occorre conoscere la storia, il contesto, le modalità di funzionamento familiari.

Possiamo però considerare l’armonia del disegno osservato, possiamo creare una storia, possiamo dar nome alle emozioni, grazie al colore che viene utilizzato, ricordando che i colori si distinguono in primari e secondari. I primari sono quei colori che non derivano da altri, ma che possono generarne di nuovi, e sono il giallo, il rosso e il blu. Quando queste tre tonalità vengono mescolate danno origine ai colori secondari, per esempio unendo il giallo ed il rosso si ottiene l’arancione, con il giallo ed il blu si crea il verde, con il blu e il rosso si realizza il viola.

Ogni colore possiede un elemento positivo che ha la capacità di influire sull’uomo, ovvero sul bambino. Il colore usato da parte dei bambini, segnala all’educatore la loro personalità che egli deve essere in grado di percepire e capire, per rispondere adeguatamente ai loro bisogni (Crotti e Magni, 2004; Laniado 2003)”.

  • Il colore rosso rappresenta la vivacità, il movimento, l’energia, l’ambizione, la passione, il coraggio, l’aggressività positiva. Il rosa, sensibilità, gentilezza la dolcezza.

  • L’arancione indica la gioia, il desiderio di crescita e emancipazione, il coraggio e l’ottimismo, generalmente viene utilizzato da chi ama la libertà e l’indipendenza, al contempo sa essere premuroso e accogliente con i coetanei, risulta inoltre essere curioso e amante delle nuove esperienze. Il giallo è il colore dell’energia, dell’apertura mentale, dell’estroversione, della libertà.

  • Il verde è il colore dell’equilibrio, della riflessione e della tranquillità.

  • La scelta del colore blu indica la calma, la serenità, la non competizione, la riservatezza.

  • Il viola è il colore del desiderio dell’autorealizzazione, dell’intuizione, della tristezza, del dominio e del controllo sulle passioni, definisce l’idealismo e lo spirito di sacrificio. Il marrone è la concretezza, la serenità, l’intolleranza alle contrarietà, la prudenza, concretezza.

  • Il colore grigio rappresenta la paura di affrontare le difficoltà. Il nero, infine, è un colore che indica nel bambino l’ansia, la paura, la riservatezza, la malinconia, la rigidità, il dolore (Crotti e Magni, 2004; Laniado 2003).

Dopo questa generica contestualizzazione dei colori è bene ricordare che il bambino molto piccolo nella fase degli assurdi cromatici non discrimina i colori e utilizza per senso puramente estetico o casuale un colore al post di un altro, infatti il cielo può essere rosso e il prato blu e il risultato sarà per lui meraviglioso, successivamente verso dai 6 anni in su il bambino utilizzerà il colore con condizione di causa, ma l’utilizzo di esso per poter essere indagato necessita comunque di tanti elementi e non bastano questi assunti di base, ricordiamoci sempre come in ogni cosa il buon senso, la giusta misura, perché se pur un buon professionista può e deve fare valutazioni se gli è richiesto anche l’occhio clinico delle mamme resta sempre il metro fondamentale da cui partire…Buona traccia a  colori a tutti.

 

Articolo a cura di

Dottoressa Scilla Esposito

 

 

 

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