Health

Pavimento pelvico: il taglio cesareo mette ai ripari da possibili problematiche?

19/12/2020

Non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura del proprio pavimento pelvico mums. Yoga e Pilates possono aiutare, come le consulenze con un’ostetrica. Ma come accorgersi quando c’è qualcosa che non va?

Diventare mamme, si sa, comporta tante novità e cambiamenti per il nostro corpo di donna. Durante la gravidanza, il seno può aumentare di volume, la pelle può subire gli influssi dei cambiamenti ormonali, gli spazi della pelvi si fanno via via più grandi per accogliere il bambino, gli organi circostanti si spostano per cedere spazio all’utero e alla sua continua crescita. 

Contrariamente a quanto si possa pensare, anche il pavimento pelvico, ovvero l’insieme dei muscoli che racchiudono come una coppa la piccola pelvi e ne sorreggono gli organi (utero, tube, ovaie, retto, vescica ed uretra), risente di tutte le lente e graduali modifiche indotte dalla gravidanza.

Si tende infatti a pensare che una donna che mette al mondo il proprio bambino attraverso un taglio cesareo, senza quindi passare per un parto vaginale, sarà esente da possibili cambiamenti che riguardano la funzionalità del pavimento pelvico. Niente di più falso!

E’ stato ampliamente dimostrato che è la gravidanza stessa a poter mettere in difficoltà il complesso sistema muscolare che consente agli organi del bacino di rimanere nella propria corretta posizione, senza scivolare verso il basso con un prolasso, e svolgere adeguatamente le proprie funzioni. 

Cos’è il pavimento pelvico?

Possiamo, infatti, immaginare il pavimento pelvico come un’amaca sulla quale, settimana dopo settimana, viene caricato un peso sempre crescente composto dall’aumento del volume sanguigno circolante che irrora gli organi pelvici, l’utero che cresce di dimensioni, il bambino stesso, la placenta, il liquido amniotico, ecc ecc. L’amaca è dunque sottoposta ad un intenso carico di lavoro per tutta la durata della gravidanza. Il parto può certamente incidere sulla sua salute, ma non è che un tassello all’interno del mosaico delle sollecitazioni possibili. 

Come prevenire?

In previsione di una gravidanza, quindi preconcepimento, o prima del parto, è possibile dedicare attenzione e cura al proprio pavimento pelvico in un’ottica di prevenzione, per andare cioè a contrastare quello che sarà l’inevitabile carico di lavoro dei nostri muscoli pelvici, portando maggiore tono o elasticità, a seconda del bisogno personale. 

E’ possibile rivolgersi ad un’ostetrica specializzata sul tema per una visita di valutazione e comprendere le migliori strategie in base al nostro stato di partenza, ed imparare come ascoltare ed allenare il proprio pavimento pelvico. Se frequenterete un corso di accompagnamento alla nascita, informatevi sulla presenza di incontri dedicati a questo tema. Anche yoga e pilates svolti con istruttori competenti in materia di salute perineale possono essere di grande aiuto.

Quando allarmarsi?

Contrariamente a quanto si possa pensare, non è solo la maternità ad incidere sulla salute del pavimento pelvico. Mi capita molto spesso di assistere con percorsi di riabilitazione donne senza figli. E’ possibile aver bisogno di cure specifiche a qualsiasi età (anche in età pediatrica o in adolescenza!) ed in qualsiasi fase della vita, non solo dopo il parto o in post menopausa. 

Il consiglio è di rivolgervi ad un’ostetrica specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico per una prima visita di valutazione in presenza di almeno uno dei seguenti sintomi:

  • mestruazioni dolorose

  • perdite di urina con o senza sforzo (colpo di tosse, starnuto, corsa, salti, risata…)

  • sensazione di dover correre in bagno appena si presenta lo stimolo a fare pipì

  • perdite involontarie di feci e/o gas

  • problemi al plesso emorroidario

  • stitichezza

  • disturbi, dolore o impossibilità ai rapporti sessuali

  • difficoltà o impossibilità a raggiungere l’orgasmo

  • acqua che fuoriesce dai genitali dopo immersione (in piscina, in vasca, al mare…)

E’ normale perdere pipì dopo il parto?

Il fattore tempo, su questo punto, è fondamentale. Se le perdite di pipì, con o senza sforzo (esempio, uno starnuto o un colpo di tosse) avvengono nei primi giorni dopo il parto, potrebbero essere transitorie. Questo statisticamente accade ad una donna su quattro. Se il disturbo permane ad un mese dalla nascita, è indicato un controllo specialistico per iniziare una terapia riabilitativa per non essere quella donna su dieci che, secondo le statistiche, sviluppa in modo permanente un disturbo di incontinenza urinaria dopo il parto. 

 

 

Eleonora Bernardini – ostetrica libera professionista

Mi occupo di tutelare e sostenere la salute femminile. 

Promuovo la consapevolezza sul ciclo mestruale, la fertilità, la maternità ed il benessere sessuale.

Sto sempre dalla parte delle donne e delle loro scelte.

www.ostetricaeleonorabernardini.com

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