Health

Partorire ai tempi del Covid: la “nuova” solitudine delle neo mamme

23/02/2021

L’anno appena passato ci ha insegnato che tutto può cambiare velocemente. Che tutto si può fermare. Tutto, tranne una cosa: la vita. Nel 2020 ci emozionavamo di fronte alla foto di un bambino appena nato in un anno in cui tutto era come “congelato”. Ma diventare mamma in questo periodo com’è?

Chi ha partorito da marzo 2020 ad oggi, lo sa bene: il tema della solitudine e dell’isolamento ha investito prepotentemente anche la maternità. Dai controlli in gravidanza al parto, fino ai primissimi giorni insieme al nuovo nato, in tutto lo Stivale ed in modalità differenti da ospedale a ospedale, le madri si sono spesso ritrovate private della presenza del proprio partner.

Se da un lato il sacrificio potrebbe essere visto come un qualcosa di doveroso nel nome di un bene maggiore comune (la tutela della salute pubblica), dall’altro occorre ricordare come la presenza di una persona di fiducia non sia un mero capriccio delle future madri, ma un vero e proprio caposaldo della tutela della salute materno-infantile, che riguarda la comunità intera.

 

L’Istituto Superiore di Sanità, infatti, si è pronunciato asserendo l’importanza della presenza di una persona di fiducia non solo durante il travaglio o al momento del parto, ma anche durante i controlli di salute nei mesi dell’attesa e nei giorni dopo la nascita, anche per donne con infezione da SARS-Cov-2. 

Sempre l’ISS è a coordinamento di uno studio atto a verificare lo stato di salute mentale delle donne prima e dopo il parto che accedono come utenti ai consultori familiari italiani. I primi dati raccolti in questi mesi dimostrano che sintomi come ansia, depressione e disagio psicologico sono in aumento. Il clima di incertezza e paura che tutti noi stiamo vivendo da ormai un intero anno impatta fortemente anche sul benessere materno-neonatale, aggravato dal mancato sostegno del partner in momenti tanto irripetibili quanto delicati. Si pensi, oltre a qualsiasi momento di consulto con l’ostetrica, il ginecologo o il pediatra di riferimento, ad appuntamenti molto delicati e carichi di un misto di emozione ed apprensione come il primo controllo in gravidanza, gli screening di diagnosi prenatale, l’ecografia morfologica. Se alcuni servizi privati consentono la presenza di entrambi i partner, questo non accade nella quasi totalità dei servizi a carico del SSN. 

LA NASCITA

Per quanto riguarda la nascita, troviamo diversità non solo tra regioni, ma neanche le province riescono a mettere d’accordo le strutture ospedaliere dove ogni direzione può scegliere come gestire gli accessi. In qualche ospedale il padre non è mai ammesso, a volte è estromesso solo dal reparto di degenza, in alcune realtà viene fatto entrare in fase espulsiva e per il taglio del cordone, come se la nascita si limitasse alla fase delle spinte, ed i bisogni delle donne ed i diritti delle coppie iniziassero e finissero lì, con la fuoriuscita del figlio attraverso i genitali della madre. Nelle strutture più virtuose, dopo minuti o ore di attesa per conoscere l’esito del tampone, il padre che fino a quel momento aveva atteso probabilmente in auto nel parcheggio può entrare solo in sala parto, ovvero quando la donna è in fase di travaglio attivo. Se per caso la donna necessitasse di un ricovero per rottura delle membrane fuori travaglio, o di induzione, deve aspettare ore oppure giorni da sola. Nato il bambino, dopo le due ore di post parto, madre e neonato possono ricevere la visita del padre per una manciata di ore al giorno.

E se le cose non andassero bene? Se la donna dovesse sottoporsi ad indagini invasive (amniocentesi o villocentesi) in seguito ad un rischio elevato evidenziato in fase di screening? E se durante un controllo non si vedesse più il battito? E si rendesse necessaria un’interruzione terapeutica di gravidanza? Talvolta il partner è invitato ad entrare nella comunicazione della diagnosi, ma il più delle volte, ancora una volta, la donna è sola. Anche durante l’induzione del parto abortivo, sia per interruzione che per morte fetale.

LA SOLITUDINE DELLE MAMME

La solitudine forzata durante i mesi di gravidanza e le tante offerte di corsi online hanno reso le futuri madri sempre più connesse con il mondo dei servizi per la maternità. In molte stanno scoprendo la possibilità di avere accanto a sé un’ostetrica libera professionista a partire dalla gravidanza, attraverso incontri e consulti personalizzati, l’assistenza dopo il parto per supporto all’allattamento e alle cure al neonato, e che possa inoltre assisterla al travaglio al domicilio prima di recarsi in ospedale, servizio che molte coppie richiedono anche per essere certi di essere in travaglio attivo così da assicurarsi l’accesso in sala parto per entrambi. Gli incontri in gravidanza con l’ostetrica sono inoltre molto spesso l’occasione di coinvolgere il partner in questo percorso di genitorialità prima del parto.

Non risulta invece aumentato il numero delle richieste di nascite in casa.

Nelle mie assistenze quotidiane, un denominatore comune che ho ritrovato in tutte le case è l’apprezzamento delle coppie dell’annullamento in ospedale delle visite dei parenti, momenti di calca nella stanza di degenza quando la donna è ancora potenzialmente stanca o stravolta dal parto, magari dolorante, e con un figlio da conoscere ed imparare ad allattare. Similmente, la precauzioni distanziamento sociale e di limitata viabilità che impediscono ad amici e parenti di presentarsi in casa dei neogenitori a qualsiasi ora del giorno sembrano essere molto apprezzate dalle coppie, che si sentono facilitate nell’organizzazione delle visite. 

E voi, come avete vissuto questi strani mesi durante la vostra gravidanza, il parto e le prime settimane successive?

 

 

Eleonora Bernardini – ostetrica libera professionista

Mi occupo di tutelare e sostenere la salute femminile.

Promuovo la consapevolezza sul ciclo mestruale, la fertilità, la maternità ed il benessere sessuale.

Sto sempre dalla parte delle donne e delle loro scelte.

www.ostetricaeleonorabernardini.com

 

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