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Mum's Life

Parto in casa: la storia di Stefania e della sua bimba, nata nel soppalco a pochi giorni da Natale.

14/05/2021

Lo sappiamo: ogni gravidanza è a sè, come ogni parto. Ognuna di noi ha il proprio personalissimo ricordo di quel magico momento e oggi vi vogliamo raccontare quello di mamma Stefania che ha scelto di partorire la sua bimba nel proprio nido d’amore.

 

“Ricordo ancora l’atmosfera calda e magica che si respirava  nel soppalco, le lucine di Natale appese e che illuminavano la stanza: è stato tutto molto potente, è stato come entrare in un’altra dimensione”

Inizia così il racconto di Stefania quando l’ho sentita al telefono per chiederle di raccontarmi come è stato partorire in casa: nelle sue parole ancora tante emozioni, fortissime e positive, nonostante da quel magico giorno siano passati tanti mesi.

Mancavano solo tre giorni a Natale quando Stefania e il suo compagno, nel soppalco della loro casa, del loro nido d’amore, hanno accolto tra le braccia la loro primogenita: Mia Zoé, una bimba meravigliosa nata dopo 5 ore di travaglio attivo con il supporto, ovviamente, di tre ostetriche professioniste che hanno assistito Stefania, dalle ultime settimane di gravidanza fino ai primi mesi di vita della bambina.

Abbiamo scelto di intervistare Stefania perché di parto in casa si parla ancora troppo poco, un argomento che – in un certo senso – possiamo ancora considerare un tabù e i dubbi e le domande che assalgono le mamme sono sempre tantissimi e le risposte ancora  troppo poche o contrastanti: ma non è pericoloso? Ma non è rischioso per il bambino nascere in un ambiente non sterilizzato? E se poi va male qualcosa durante il travaglio?

Grazie alla testimonianza di Stefania, ci siamo date un obiettivo: cercare di fare chiarezza sull’argomento.

I DATI

Sembrerebbe che l’anno dettato dalla pandemia abbia fatto impennare i parti extraospedalieri, probabilmente per la paura dei contagi che hanno comunque fatto registrare un trend negativo sui ricoveri minori e le visite all’interno di strutture ospedaliere. Ma, se si guardano i numeri effettivi in Italia di parti in casa, non si supera lo 0,4% : questo significa che sono davvero pochissime le future mamme che scelgono questa opzione per dare alla luce il proprio figlio, soprattutto se si paragona la percentuale italiana a quella del Nord Europa (14%) o dell’Olanda in particolare (32%) .

Ma perché? E’ la paura o la poco conoscenza che ferma le donne da una scelta di questo tipo?

“Il mio “perché” era la paura di un parto medicalizzato, magari senza effettiva necessità, il desiderio di una nascita il più possibile naturale e rispettata, e il voler essere veramente protagonista di un’esperienza così importante nella vita di una donna. Poi sì, io credo che la poca informazione che le donne hanno sulla possibilità di scegliere di partorire in casa sia determinante. Conoscere poco sull’argomento poi, di conseguenza, genera anche tanta paura perché non si sa cosa ci si deve aspettare, come avviene, a chi ci si deve rivolgere. Un’altra cosa che, sicuramente, gioca a discapito della scelta di un parto extraospedaliero è il costo”.

Posso chiederti quanto ti è costato partorire in casa?

“Certo. Io e il mio compagno abbiamo speso circa 2.500 euro. E’ purtroppo una spesa completamente a carico delle famiglie perché, attualmente in Italia, non tutte le Regioni prevedono un rimborso: partorire in casa, quindi, risulta essere una spesa economica non indifferente che non tutte le famiglie magari si possono permettere e quindi, alcune donne, devono rinunciare anche se è nella loro volontà. E mi dispiace perché ogni donna dovrebbe poter scegliere dove partorire”.

Ad oggi, infatti, solo  alcune regioni hanno già riconosciuto con leggi specifiche la possibilità di rimborso: Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lazio e provincia Autonoma di Trento che danno alle famiglie un rimborso che varia dai 900 ai 1500 euro.

Durante il travaglio non hai avuto paura che potesse magari andare storto qualcosa? Come avresti fatto in quel caso?

“Il fatto che io abbia scelto di partorire in casa non implica che il mio parto non sia stato in sicurezza, anzi. Questo è un tabù che voglio abbattere: nel soppalco di casa, insieme a me e al mio compagno, c’erano anche tre ostetriche che ci hanno assistito per tutto il tempo, un’ assistenza di alta qualità e riservata solo a me che difficilmente avrei potuto avere in ospedale. I dati dimostrano che il parto in casa è sicuro tanto quanto quello in ospedale quando la gravidanza può essere definita “a basso rischio”.

Cosa significa esattamente?

“Chi sceglie di partorire in casa viene comunque seguita dalle ostetriche già a partire dalla 28esima settimana di gravidanza: questo è importante perché bisogna tenere controllati i parametri di buona salute della futura mamma e quella del neonato, controllare che in prossimità del parto il bimbo o la bimba siano in posizione cefalica, che nella donna non ci siano problemi di pressione alta, o anemia ed è importante poi che il travaglio inizi spontaneamente tra la 37° e la 41° settimana ”.

Sì, ma un imprevisto può sempre succedere. E in quel caso che si fa?

“E’ per questo motivo che quando si sceglie di partorire in casa si viene sempre assistite da tre ostetriche specializzate in questo tipo di assistenza.  Perché sanno valutare se si dovesse presentare la necessità di un trasferimento in ospedale, e in tal caso bisogna essere pronti. Quando si fa richiesta di parto in casa, infatti, bisogna garantire di avere una struttura ospedaliera a non più di 30/40 minuti di distanza da casa: questo è fondamentale. A volte il trasferimento avviene in tutta calma, con la propria auto, perché il travaglio non progredisce. E in ogni caso le ostetriche sono delle professioniste che hanno tutti gli strumenti per intervenire in attesa dell’arrivo di un’ambulanza, se questo deve essere necessario. Nel mio caso è andato tutto bene, il mio parto è stato davvero fantastico e ne ho un ricordo bellissimo”.

Cosa ti è piaciuto di più dell’esperienza che hai vissuto?

“Be’ è stato tutto un insieme di emozioni.  Ho potuto lasciarmi andare nell’ascolto profondo del mio corpo, concentrarmi sulla respirazione, vocalizzare senza inibizioni, perché sapevo che tutti i miei desideri per una nascita dolce e rispettata sarebbero stati presi in massima considerazione. Poi mi sono sentita unita più che mai con il mio compagno: siamo stati abbracciati tutto il tempo, ero rilassata, ero a casa mia, conoscevo gli spazi, intorno a me non avevo estranei. Le luci erano soffuse … è stato davvero potente e meraviglioso, ed è indescrivibile l’emozione di accogliere così la nostra bambina: le prime persone da cui è stata toccata e con cui ha incrociato lo sguardo siamo stati io e il suo papà”.

E qui la telefonata si interrompe un attimo perché la commozione al ricordo di quel momento unico e indelebile arriva a riempiere gli occhi di lacrime felici. Perché la maternità è questo: una cosa così difficile da raccontare, ma così semplice da mostrare.

Rifaresti questa esperienza?

“Sì, è stato così bello che lo rifarei domani stesso”.

 

 

Melissa Ceccon

Responsabile editoriale – Mumadvisor

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