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Odio la maternità, ma amo mia figlia

25/05/2021

Karla Tenório, attrice e scrittrice, rompe il tabu su Instagram: «Sono una mamma pentita». E il profilo raggiunge in pochi giorni 18mila follower.

Ci vuole coraggio per essere madre. Ci vuole più coraggio per ammettere che un figlio l’hai avuto, ma avresti preferito non averlo. Karla Tenório, 38enne attrice, scrittrice brasiliana e mamma di una bambina di 10 anni ha lanciato il sassolino, che con la potenza dei social è diventato un macigno che sta facendo discutere, e riflettere: «Amo mia figlia ma odio essere madre».

Ma come? Non ci hanno detto che la maternità è meravigliosa, non ci hanno riempito di libri sulla gravidanza prima e sulla gestione dei figli poi, e non siamo nella società che scatta la fotografia romantica dell’essere madre, con tanto di cuoricini a contorno?

Karla sbaraglia tutte le carte. Su Instagram, dove ha creato vita a @maearrependida, che in portoghese significa “mamma pentita”, scrive: “Sono Karla Tenório, ho 38 anni, sono un’attrice, scrittrice, ho una bambina di 10 anni e sono una madre pentita. Ho deciso di trasformare il mio malessere in un movimento solidale per le donne come me: quelle a cui non piace essere madre, che soffrono e si sentono in colpa a causa della maternità”. Polemiche, insulti, discussioni, ma anche parecchia solidarietà. Soprattutto quando Karla ha spiegato a fondo le ragioni del suo movimento, e di quanto il suo intento sia quello di abbattere lo stereotipo secondo cui l’essere madri sia la cosa più bella del mondo, e che per essere buone madri bisogna dedicare tutta la propria esistenza ai figli e al loro benessere.

 

 

 

Il profilo in poco tempo ha raggiunto quota 18 mila follower, e ha fatto il pieno di donne che come lei hanno provato sentimenti contrastanti, odio e amore, voglia di dare il meglio e insieme rimpianto del tempo senza figli.

 La sua storia la racconta passo per passo: a partire da quando ha deciso di diventare madre spinta dall’entusiasmo del suo compagno, ma senza troppa convinzione. “All’inizio avevo perso la cognizione del tempo, mi sono chiusa al mondo, sono diventata una sorta di badante. Ad esempio, portavo un taccuino in cui annotavo quanti minuti mia figlia prendeva il latte da ogni seno. Non ho mai avuto una babysitter, ho smesso di fare tante cose, ho smesso di accettare dei lavori perché mi sentivo in colpa e volevo essere una buona madre». Descrive, la mamma pentita, anche i sintomi del rimpianto materno: «Sono la frustrazione, la sensazione che la vita stia finendo, l’abbandono, lo scoraggiamento a sviluppare nuovi progetti di vita».

 «Quando mi sono sposata non volevo essere madre, e oggi capisco di aver ceduto a un desiderio che non era il mio. La maternità implica tutta una serie di nozioni, dall’igiene del bambino alla sua formazione, devi essere un po’ psicologa per capire ogni fase dello sviluppo e avere abbastanza soldi per pagare tutte le spese. La maternità è un azienda ad alto rischio, senza riconoscimento e senza ritorno“, ha spiegato.

 Eppure, tanto è fuori dagli schemi il suo pensiero, tanto il timore di sentirsi in difetto e rigettata dalla società, che Karla ha impiegato 10 anni per venire allo scoperto, per definirsi senza mezzi termini una mamma che si è pentita di aver avuto un figlio. «Mi sembrava di essere l’unica, ma non è così», ha ammesso. Così come ha garantito tutto il suo amore per la figlia: «Mia figlia, Flor Inae, è una persona incredibile, è una storia di successo, perché è una ragazza obbediente, brava, che ha dei valori e io la amo». Non una contraddizione, come può apparire, ma la consapevolezza di amare la creatura messa al mondo, nonostante il rifiuto dell’essere madre, l’odio iniziato «da quando sono uscita di testa durante il parto. Dal primo minuto ho desiderato tornare indietro nel tempo». Una condizione accentuata dal fatto che la donna ha sofferto di psicosi post partum, in lotta continua tra il voler essere una madre esemplare e non volerlo essere affatto.

 

 

 

Dopo anni di silenzio e sensi di colpa, di fatica e frustrazione, nel 2017 la svolta. Karla ha incontrato un gruppo di donne che condividevano il suo stesso pensiero. E ha capito che è possibile amare i figli ma odiare la maternità come concetto. Adesso Karla condivide la sua storia, il suo pensiero e le sue lotte nel suo profilo Instagram per aiutare tutte le donne che vivono la sua stessa condizione. Vuole far capire loro che l’essere madri e l’amare i figli sono due cose diverse: essere madri, soprattutto in una società che crede ancora nell’associazione “donna=madre”, è difficile ed è diverso da ciò che ci è stato detto e dalla visione romantica che ci è stata raccontata.

 «Non voglio solo dire che sono una madre pentita, voglio offrire il mio dolore per parlare di qualcosa di profondo, che colpisce molte persone. Nella nostra società, siamo figli e nipoti di molte madri pentite. E le donne dovrebbero sentirsi accolte, provare sollievo. Penso anche all’importanza di mettere in guardia le donne che non hanno ancora avuto figli, e quelle che stanno pensando di avere figli, su cosa sia veramente la maternità. È necessario porre fine al lato romantico dell’essere madri, che è dannoso per tutti». Molto dannoso.

Benedetta Sangirardi

Giornalista

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