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Mi emoziono quindi imparo: come educare i figli all’ascolto di sé e delle proprie emozioni

12/02/2021

Come stai? Come ti senti oggi? Esiste, forse, una domanda più semplice di questa? Eppure, come spesso accade, agli interrogativi a prima vista più scontati quasi mai corrispondono altrettante semplici risposte. Anzi, spesso le cose apparentemente più facili si rivelano le più difficili da definire.

Proprio come le emozioni. Ci sono sempre, pervadono la nostra quotidianità e quella dei nostri bambini, si fanno sentire in una molteplicità di situazioni diverse, quando dobbiamo prendere una decisione, nelle nostre relazioni, o ancora quando ci troviamo a dover risolvere un problema. Insomma, sono sempre lì a tenerci compagnia e, a volte, anche a disturbarci un pochino, ma non per questo dobbiamo darle per scontate. Ogni emozione, infatti, porta con sé un messaggio che chiede di essere riconosciuto, accolto, liberato e compreso.

In altre parole, la consapevolezza, oggi ormai da tutti condivisa, che le emozioni rappresentino una parte importantissima e necessaria della vita fin da quando siamo piccoli non deve, però, indurci a pensare che la conoscenza, la comunicazione e la regolazione dei nostri stati d’animo siano processi semplici e scontati. Al contrario, è fondamentale intraprendere un percorso per imparare a conoscere e, quindi, a parlare il linguaggio delle emozioni, un percorso lungo, che per questo dovrebbe iniziare fin da subito, fin dai primi anni di vita.

In particolare, la fascia d’età definita prescolare (l’intervallo compreso tra i 3 e i 6 anni) rappresenta il periodo più propizio per aiutare i bambini a rafforzare la propria competenza emotiva, poiché in questa fase di vita essi si mettono alla prova in altri contesti oltre a quello familiare: la scuola dell’infanzia prima e la scuola primaria dopo.

Ma perché è così importante accompagnare i bambini nella loro crescita emotiva?

Educare i bambini all’ascolto di sé e del proprio mondo emotivo, aiutarli a tradurre in parole tutti quegli stati d’animo che riconoscono di provare, ma a cui, spesso, non sanno dare un nome e insegnare loro a riconoscere, misurare e regolare le proprie emozioni, significa:

 

  • consegnare loro un bagaglio ricco di preziosissime competenze;

  • porre le basi per la costruzione di un buon adattamento sociale;

  • attrezzarli perché siano in grado di vivere al meglio, in modo sereno, equilibrato ed empatico le relazioni con gli altri;

  • proteggerli da quell’analfabetismo emotivo che sembra essere all’origine di tante difficoltà del comportamento.

 

Quindi, non solo numeri, lettere e concetti, lettura o scrittura, ma anche immaginazione, affetti, emozioni e fantasia. Un’educazione può dirsi davvero completa ed efficace solo se non dimentica di dare valore anche alla dimensione emotiva e affettiva che caratterizza ciascuno di noi.

Le conoscenze che derivano dalle emozioni, infatti, non sono un sapere inutile o marginale, al contrario, esse rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita dei bambini e per la costruzione delle relazioni affettive di cui essi sono protagonisti. A dimostrazione di ciò, nel linguaggio psicologico si parla di intelligenza delle emozioni, un’espressione che indica come queste ultime non solo aiutino i bambini a conoscere meglio la realtà che in cui sono immersi, ma anche a divenire più consapevoli di sé e a comprendere gli stati d’animo di chi li circonda.

Insomma, abbiamo capito che la posta in gioco è molto alta, ma non dobbiamo scoraggiarci per questo! Educare alle emozioni è un compito impegnativo, certo, ma non impossibile. Vediamo, allora, insieme, come accogliere al meglio questa sfida! Per prima cosa facciamo un po’ di chiarezza.

Che cosa si intende per competenza emotiva?

 

La competenza emotiva ha tre componenti fondamentali:

 

  1. la conoscenza delle proprie emozioni e di quelle degli altri;

  2. la regolazione emotiva, quindi il processo con cui si dà avvio, si evitano, si inibiscono, si mantengono e si modulano nella frequenza, nella forma, nell’intensità o nella durata le emozioni;

  3. una sorta di autoriflessività sulle proprie modalità di affrontare le emozioni nelle relazioni con gli altri.

 

Da genitori, cosa si può fare, allora, per favorire lo sviluppo di una buona competenza emotiva?

Ecco alcuni semplici consigli per aiutare i nostri bimbi a conoscere le proprie e altrui emozioni e per allenarli all’ascolto di sé.

 

  • Chi ben ascolta è a metà dell’opera.

Per accompagnare un bambino nella sua crescita emotiva non è necessario essere genitori perfetti o con chissà quali strane e complicate competenze. Ciò che conta di più è, prima di tutto, saper ascoltare per poter accorgersi e accogliere le emozioni sperimentate dai nostri bambini. Ascoltare con attenzione è come entrare in punta di piedi nel loro mondo emotivo.

 

  • Emozioni senza paura!

Non esistono emozioni giuste ed emozioni sbagliate. Ricordati che crescere un bambino felice e aiutarlo a dare forma al suo progetto felicità non significa tenerlo lontano da emozioni, come la rabbia, la tristezza e la paura, che possono sembrare negative. Anzi, è importante aiutare i nostri bimbi a riconoscere anche questi stati d’animo come validi, a famigliarizzare con essi e ad attraversarli senza timore.

  • Potere alle parole.

Parlare con i bambini delle emozioni che sperimentano nella loro quotidianità è importantissimo! Gli studi, infatti, evidenziano che un bambino a cui viene data la possibilità di conversare insieme a un adulto dei propri stati d’animo non solo imparerà a conoscere meglio le proprie emozioni e quelle degli altri, ma sarà anche maggiormente in grado di affrontare con successo le diverse situazioni emotive che si presenteranno.

Ritaglia, nel corso della giornata o della settimana, uno spazio per poter riflettere insieme al tuo bimbo sulle sue emozioni e aiutarlo a tradurre in parole tutte quelle sensazioni che magari riconosce di provare, ma a cui non sa dare un nome. In questo modo starai costruendo un preziosissimo porto sicuro a cui il tuo bimbo saprà di poter sempre far ritorno.

 

  • Presta attenzione alle tue reazioni.

Le reazioni dei genitori di fronte alle emozioni espresse dal proprio bambino costituiscono un importantissimo contesto di apprendimento per lui. In altre parole, i bambini imparano che cos’è un’emozione, come si esprime e quando è possibile manifestarla osservando prima di ogni altra cosa le espressioni emotive dei propri genitori.

Per questo, è importantissimo essere consapevoli di quali reazioni e comportamenti mettiamo in atto di fronte alle emozioni dei nostri bimbi. Cerca soprattutto di non minimizzare: se un bambino impara che le emozioni vanno evitate come potrà essere capace di affrontarle da solo? Cerca, invece, di accogliere e ascoltare tutte le sue emozioni, anche quelle più difficili da accettare, e di costruire insieme a lui la strategia più adatta per affrontarle. Solo così il tuo bimbo imparerà che tutte le emozioni si possono gestire ed elaborare.

 

  • La cassetta degli attrezzi.

Ci sono moltissimi strumenti che possono aiutarci nel percorso di educazione emotiva.

 

  • Uno fra tutti, la lettura di storie che affrontano il tema delle emozioni, magari proprio a partire da quegli eventi molto vicini ai nostri bambini e che possono verificarsi nella loro quotidianità. Oppure la lettura di racconti in cui le emozioni vengono trasformate in un arcobaleno di colori diversi (come nel libro I colori delle emozioni di Anna LLenas), o ancora, in cui assumono le sembianze di simpatici folletti (come nel libro Sei folletti nel mio cuore di Rosalba Corallo).

 

  • Un altro strumento molto prezioso che permette di avvicinare i bambini al proprio mondo emotivo è sicuramente il disegno. Si tratta, infatti, di un’attività familiare per i bambini, ben conosciuta e, di solito, molto piacevole che ha un grandissimo potere comunicativo. Attraverso il disegno, infatti, bambini hanno la possibilità di esprimere e comunicare, in una modalità meno diretta e più protetta, tutte quelle emozioni o sensazioni più difficili per loro da verbalizzare.

 

  • Infine, non dimentichiamoci del corpo!

È fondamentale aiutare i bambini a capire che le emozioni si manifestano anche nel corpo e che il corpo cambia in base alle emozioni che proviamo.

Una semplicissima attività da svolgere insieme ai nostri bimbi potrebbe essere quella di aiutarli ad associare ad ogni emozione una parte del corpo a partire da questa semplice domanda: “Dove senti la gioia, o la rabbia, o la paura?”

 

O ancora, possono essere molto utili alcuni esercizi di rilassamento e di ritorno alla calma, soprattutto in seguito all’espressione di emozioni molto forti, come la rabbia. Si tratta di esercizi che aiutano il bambino a focalizzarsi, per esempio, sul proprio respiro e sul movimento del suo pancino che si alza e si abbassa ogni volta che l’aria entra ed esce.

 

Le emozioni, inoltre, si fanno vedere prima di tutto sul nostro viso. Ogni emozione che proviamo, infatti, modifica l’aspetto del nostro volto e saper decifrare le espressioni facciali è importantissimo per sviluppare la capacità di empatia, cioè la capacità di metterci nei panni dell’altro e capire che cosa sta provando.

Esistono molti giochi in commercio che consentono al bambino di osservare varie situazioni illustrate e di associare a ogni emozione vissuta dal protagonista l’espressione facciale corrispondente, scegliendola tra le diverse proposte e riproducendola, poi, sul proprio volto.

 

Insomma, il percorso per aiutare i nostri bimbi a entrare in contatto con il proprio mondo emotivo richiede tempo, cura e attenzione, ma può essere anche molto divertente e può rappresentare un’occasione preziosa anche per noi adulti, chiamati a riprendere contatto con quella parte di noi più emotiva e colorata che, a volte, presi dalle nostre responsabilità e dai nostri doveri, ci dimentichiamo di coltivare.

 

Martina Pontremoli,

Psicologa Clinica e Maestra di Giocodanza®

Svolgo attività di sostegno psicologico per adulti e piccini e adolescenti. Maestra di Giocodanza®, una metodica di avviamento alla danza per i più piccoli.  Seguimi anche su IG @sguardodentrodime

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