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Mum's Life

Famiglie allargate, la storia di Martina: “il giorno in cui ho desiderato che la figlia di mio marito non fosse mai nata”

17/05/2022

Abbiamo intervistato Martina per raccontare la sua storia, unica ma simile a molte altre: è il racconto della sua evoluzione come madre all’interno di una famiglia allargata.

 

Sono passati ormai 10 anni da quando ho conosciuto il mio attuale marito, stavo vivendo una relazione turbolenta e di dipendenza affettiva con un uomo da cui poi ho divorziato. Ci siamo conosciuti davanti alla fotocopiatrice dell’ufficio in cui lavoravo, eravamo colleghi, e da allora abbiamo costruito una famiglia, ci siamo sposati e abbiamo avuto due splendidi bambini. Non è sempre stato tutto rosa e fiori, anzi, abbiamo affrontato tantissimi momenti di difficoltà, soprattutto legati alla situazione con R., figlia della sua relazione precedente.

Non è facile il ruolo di “terzo genitore” nei confronti del figlio “acquisito”, se così si vuole chiamare, e se psicologi ed esperti del settore dispensano preziosi consigli su come gestire anche le situazioni più complicate, vorrei, attraverso questa intervista a me stessa, farvi conoscere in modo sincero e autentico la mia esperienza, per potermi sentire vicino a tutte le donne che hanno vissuto, o che stanno vivendo, la mia stessa esperienza.

Come è avvenuto il primo incontro con la figlia di tuo marito e quali sono le sensazioni che hai provato?

Quando ho incontrato per la prima volta R., lei aveva sei anni. Io da tempo sentivo il desiderio di conoscerla per non sentirmi esclusa, per poter essere protagonista attiva di quella parte del passato di mio marito che era anche il prolungamento del nostro presente, ingombrante ed esigente, e di cui io volevo partecipare a tutti i costi. Eravamo in una graziosa cioccolateria nel centro di Milano: è stato tutto molto naturale, io mi sono presentata come un’amica di papà, ma ho avuto la sensazione che la piccola R. avesse già intuito questa mia piccola bugia e non volesse smascherarmi per non farmi fare brutta figura, come se fosse stata lei l’adulta della situazione. Durante la nostra merenda osservavo mio marito, mentre la coccolava e le parlava dolcemente, e  ricordo di essermi sentita in profondo disagio, come se fossi fuori luogo, come se avessi la consapevolezza che al mio posto dovesse esserci sua madre.

 

 

 

Hai provato gelosia nei confronti del rapporto tra tuo marito e sua figlia?

Per rispondere a questa domanda cito una frase contenuta nel mio romanzo Come una mongolfiera:

“Dovevo condividere con te il tempo che eri costretta a trascorrere con noi. Dovevo accettare che tu avessi bisogno di stare con tuo padre, e tuo padre con te, e rassegnarmi a farmi da parte. Dovevo dividere conte gli abbracci, i baci, i gesti affettuosi di tuo padre, le sue attenzioni, le sue preoccupazioni, i suoi pensieri. Mi irritava quando tuo padre mi confessava di sentire la tua mancanza, la sera prima di addormentarsi. Io dovevo essere la sua sola ragione di vita e la sua unica fonte d’amore. Ero egoista, presuntuosa, incattivita dal dolore che le mie esperienze passate mi avevano inflitto, ero amareggiata e intenta a leccarmi le ferite di un passato ancora troppo presente”.

 

Quali sono le difficoltà che hai riscontrato nel vivere all’interno di una famiglia allargata?

Vivere una relazione insieme a un uomo separato con una figlia è fatta di alti e bassi: non sei completamente libera di poter decidere autonomamente come trascorrere i week end, cosa fare, dove andare. Nella mia relazione precedente di libertà ne avevo avuta fin troppa, ma non avevo nessuno con cui condividerla. Adesso quello che mi mancava era proprio il potere decisionale. C’era sempre qualcosa che mancava nelle mie relazioni, e la mia continua ricerca della perfezione mi creava tanta ansia. Inoltre non è stato sempre facile convivere con l’idea di dover fare i conti con un passato così tanto ingombrante. Le frequenti discussioni con la ex moglie, i problemi che stavano emergendo in R. come conseguenza della separazione dei genitori, rendevano l’atmosfera familiare a tratti molto pesante.

 

Quando avete deciso di creare una vostra famiglia, con dei figli insieme?

Devo essere sincera: a mio marito dicevo che fare un figlio avrebbe stabilizzato definitivamente la nostra vita, insieme a quella di R., che avrebbe potuto godere della compagnia di un fratellino o sorellina, e avrebbe potuto sentire finalmente il calore di una famiglia. In realtà invece, avrei voluto tanto avere un figlio con lui per poterlo legare a me per sempre, perché lui una figlia l’aveva già avuta da un’altra donna, e io mi sentivo decisamente in difetto. I figli sono arrivati in un secondo momento, dopo aver concluso il mio percorso con una psicoterapeuta, e dopo aver accantonato quello sterile sentimento di gelosia e insofferenza che mi sovrastava.

 

Quali sono stati i momenti peggiori di questo percorso e come sei riuscita a trovare un equilibrio nella nuova famiglia allargata?

Il momento peggiore è stato quando mi sentivo in colpa, egoista e insensibile nel desiderare ardentemente che R. non fosse mai nata. Speravo che col tempo R. sarebbe diventata una di famiglia, una persona a cui voler bene incondizionatamente, insomma, una figlia. E invece questo amore filiale, incondizionato, profondo, non riuscivo a provarlo per lei, anzi, ero infastidita, e cercavo in tutti i modi di evitare la sua presenza. Sono riuscita a trovare un reale equilibrio nel momento in cui sono diventata madre: questo mi ha permesso di crescere, di maturare, di cambiare le priorità, la percezione dei miei sentimenti e soprattutto di concentrare le mie forze sugli aspetti positivi della situazione, accantonando quelli negativi. Avevo sempre osservato la situazione secondo il mio punto di vista, ma avevo tralasciato un punto importante: avrei dovuto immedesimarmi nella realtà di una bambina che era solo una bambina e che non aveva deciso di essere figlia di genitori separati, mentre io, donna adulta, avevo scelto consapevolmente un partner che era già papà.

 

Come vivete oggi la vostra famiglia allargata?

R. ha un rapporto splendido sia con me sia con i suoi fratelli, a cui è molto affezionata. Più che il “terzo genitore” mi definisco un’amica adulta, con cui lei può confidarsi e chiedere consigli. E’ parte della nostra famiglia, e sono felice di aver saputo maturare nel corso di questi anni la consapevolezza che per il buon equilibrio all’interno di una famiglia allargata necessita di tempo, pazienza e flessibilità.

 

 

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