Mum's Life

Mamme, smartworking e la paura del contagio: donne al lavoro in tempo di pandemia

14/12/2020

Sembra passata una vita dal primo lockdown che aveva fermato il Paese interno. Eppure stiamo parlando solo di pochi mesi fa. La pandemia continua a cambiare il suo corso, e le nostre abitudini e anche la questione lavoro risulta sempre complicata. La vostra com’è?

Una mamma ci chiede

Sono una giovane mamma di 32 anni. Lavoro in una grande azienda che non vede di buon occhio il lavoro da remoto ed in questo periodo così precario ogni giorno è un’incognita: il mio bimbo frequenta la scuola materna, ogni volta che lo sento fare un colpetto di tosse o se semplicemente ha un leggero raffreddore vado nel panico. Perché se la scuola mi costringe a tenerlo a casa, anche solo in via precauzionale, per noi è un grosso problema. Non posso più permettermi di chiedere permessi a lavoro, io e il mio compagno abbiamo già utilizzato ferie e ore di ROL durante il primo lockdown e ora siamo davvero in difficoltà. È possibile che non ci sia alcun modo per “pretendere” di lavorare in smartworking se si hanno dei figli? Questo certamente risolverebbe molte cose.

Grazie in anticipo per la risposta.

F.

L’avvocato risponde

Da diversi mesi ormai, in Italia ma anche nel resto del mondo, si parla sempre più spesso di smartworking come imprescindibile alleato nella lotta contro il Coronavirus.

Sono moltissimi i lavoratori, autonomi e non, che si sono reinventati attraverso i loro PC, organizzando meeting da remoto e videocall di gruppo con clienti e colleghi.

Per fronteggiare l’arrivo della seconda ondata di contagi, lo scorso ottobre il Governo ha emanato un decreto con il quale ha prorogato lo stato di emergenza dal 31 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021 e con esso anche le numerose misure già in essere per la prevenzione del contagio da Covid-19 sui luoghi di lavoro.

In virtù di tale provvedimento, sarà possibile accedere al cosiddetto “smartworking semplificato” fino alla fine di gennaio. “Semplificato” perché, a differenza di quanto previsto per il regime ordinario, in questo caso non è necessario che vi sia un accordo tra lavoratore e datore di lavoro: sarà sufficiente che quest’ultimo invii al Ministero del lavoro i nominativi dei lavoratori interessati dallo smartworking e che consegni loro un’informativa sulle accortezze e sulle misure di sicurezza da adottare nello svolgimento del lavoro agile.

Una misura molto importante in tema di smartworking, specifica per la tutela dei lavoratori che sono anche genitori, è contenuta nel decreto legge 111 del 2020, il quale all’articolo 5 prevede per tutta la durata dello stato d’emergenza il diritto allo smartworking per i lavoratori con figli minori di 14 anni, solo però nel caso in cui i bambini/ragazzi si trovino in quarantena, disposta dal Dipartimento di  Prevenzione della  ASL  territorialmente competente.

Laddove non fosse possibile svolgere la prestazione lavorativa “da remoto”, uno dei genitori, alternativamente all’altro, può ottenere un congedo dal lavoro per tutto il periodo di quarantena unitamente ad un’indennità pari al 50% della retribuzione stessa.

Come anticipato, di tale congedo si può usufruire solo in via alternativa: ciò significa che, nei giorni in cui uno dei due genitori usufruisce dello smartworking o del congedo per quarantena dei figli, l’altro non può usufruirne.  Di conseguenza, nonostante l’esecutivo abbia cercato di mettere a disposizione delle famiglie delle misure di supporto per un momento tanto delicato, è evidente che, purtroppo, la realtà ci presenta una situazione ben diversa da quella sperata: i lavoratori-genitori vivono nel dubbio, nell’incertezza e nella precarietà. Sì perché i genitori si ritrovano da soli a doversi organizzare con il lavoro da remoto per poter stare a casa con i bambini in quarantena. Da soli, perché non possono nemmeno contare sull’aiuto dei nonni che, in questo momento, sono i soggetti più deboli e devono essere tenuti lontani il più possibile dai bambini che, purtroppo, sono potenziali trasmettitori del virus.  Inoltre, molte aziende davanti allo smartworking storcono il naso, soprattutto quelle “di vecchio stampo”. I dipendenti devono faticare per ottenerlo e, se lo ottengono, rischiano di pagarla cara.

In più, gli smartworker spesso hanno paura di restare troppo tempo a casa dal lavoro, di perdere la posizione acquisita nel tempo a causa della presenza fisica di altri colleghi in ufficio.  Perché il problema in una situazione simile è riuscire a non compromettere la propria carriera e sappiamo anche che, purtroppo, è un problema che riguarda principalmente le donne. I dati parlano chiaro, sono tantissime le mamme che a causa del Covid si sono trovate in difficoltà nel cercare di gestire lavoro e famiglia e molte di loro sono arrivate persino a lasciare il lavoro per potersi prendere cura dei figli. Se è certamente vero che i papà di oggi sono sempre più presenti per i loro bambini, è vero anche che è radicata la tendenza a lasciare che siano le mamme ad occuparsi del ménage familiare a discapito della carriera professionale.

Quindi, mamme e papà, chiediamo a voi: come vi siete organizzati per conciliare lavoro e famiglia? Quali difficoltà avete incontrato? Raccontateci la vostra esperienza!

 

 

Laura Citroni

Avvocato con studio a milano. La trovate sul sito www.slcx.it nel quale è presente anche un blog che tratta questioni giuridiche spiegate in modo semplice e chiaro. È mamma di Alice e Filippo. Su Instagram la trovate con @la__liki

 

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