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La maternità è un master: gratis. Ecco tutte le competenze che non sapevate di avere

23/03/2021

Intervista a Chiara Bacilieri, Head of Data di Lifeed, azienda che trasforma i cambiamenti di vita in palestre di opportunità e soft skills: «Un anno terribile, le donne e mamme le più colpite dalla pandemia. Cambiare abitudini e schemi, ecco la rivoluzione da fare. Ed è già in atto»

Paghiamo noi, anche questa volta. Tiriamo fuori pazienza e energie, soldi. E nella pandemia infinita le risorse paiono finite. Sfinite, nella quotidiana lotta a far quadrare tutto: famiglia, lavoro, casa, spesa, scuola a distanza. Nonostante il blocco dei licenziamenti, secondo i dati Istat, su 101mila lavoratori che hanno perso il lavoro a dicembre (-0,4% rispetto a novembre), ben 99mila sono donne e solo 2mila sono uomini. Un’infinità. In un anno, inoltre, più di 37 mila neo-mamme lavoratrici hanno presentato le dimissioni: impossibile conciliare gli impegni lavorativi con la necessità di dover accudire i figli più piccoli, soprattutto se non ci sono nonni a disposizione e non ci si può permettere di pagare baby-sitter o nidi. Ma questa non è la soluzione, serve tenere duro, attingere a quelle meravigliose e potenti risorse che la maternità regala, gratis.

«Sono quelle skills “nascoste” che le neomamme apprendono alla nascita dei bambini. La maternità è un master che non costa nulla», spiega Chiara Bacilieri, Head of Data di Lifeed , azienda che ha come obiettivo quello di trasformare i cambiamenti di vita e le attività di cura in palestre per la formazione delle soft skills, importantissime per ogni tipo di lavoro. Lifeed lavora con i datori di lavoro, in particolare nel mondo aziendale, aiutandoli a smettere di considerare il congedo di maternità come un peso, ma come un periodo per sviluppare competenze chiave utili allo sviluppo personale e professionale. Da questa convinzione è nato anni fa il progetto MaaMmaternity as a master, ideato da Riccarda Zezza, fondatrice di Lifeed, che è diventato anche un libro, Maam. La maternità è un master (Bur).

In che modo possiamo sfruttare queste competenze in un periodo così complesso? E qual è la situazione delle donne e mamme, a un anno dalla pandemia? Lo abbiamo chiesto a Chiara Bacilieri.

 

 

Mamme, lavoro, famiglia, pandemia: ci scatti una fotografia dell’ultimo (difficilissimo) anno.

I diversi ruoli che ricopriamo nella nostra vita privata e le persone di cui ci prendiamo cura hanno avuto (e stanno avendo) un impatto notevole sul nostro modo di vivere questa transizione.

Le mamme si sono scoperte più forti di quanto credessero prima della pandemia. Una scoperta anche per loro, che ancora una volta le contraddistingue. Anche questa volta si sono rimboccate le maniche, come rivelano i dati che elaboriamo nel dipartimento di People Analytics di Lifeed sui partecipanti ai nostri percorsi formativi, e che hanno come scopo l’accompagnamento delle aziende a impostare piani di crescita e di benessere più efficaci. 

Tra carriera e figli, siamo ancora costrette a scegliere o qualcosa sta cambiando?

A piccoli passi, qualcosa inizia a cambiare. Se è vero che molte mamme – ancor più in questo periodo – si sono sentite di fronte a un bivio tra vita privata e lavorativa (il 44% delle mamme partecipanti ai nostri percorsi lo riconosce), è vero d’altra parte che molte di loro sentono di aver appreso, imparato, un modo diverso di mettere insieme vita privata e lavorativa, come è emerso dal 56% delle mamme.

Lifeed offre strumenti per trasformare gli eventi della vita in competenze, soft skills. In che modo?

Attraverso un metodo di apprendimento unico, il metodo Life Based, che combina modalità formative tra loro differenti: contenuti digitali, missioni “real life” e auto narrazione. Ciò significa che la formazione va ben oltre i contenuti digitali che le persone guardano o leggono sullo schermo di un pc, perché ciò che viene appreso “virtualmente” è poi messo in pratica nella vita reale, familiare, ma anche attraverso le proprie azioni e i gesti quotidiani. Il tutto grazie all’auto narrazione, dove il racconto delle proprie esperienze di vita porta le persone a scoprire capacità e talenti che non sapevano di possedere e che possono utilizzare anche sul lavoro.

MaaM, La maternità è un master, è l’idea (bellissima) dalla quale nascono i vostri progetti. Perché?

“La maternità è un master” nasce dall’intuizione della fondatrice e CEO di Lifeed, Riccarda Zezza; un’intuizione che Riccarda ha trasformato in un vero e proprio metodo che aiuta non solo le mamme ma ognuno di noi, attraverso tutte nostre esperienze di vita, a scoprire come i diversi ruoli che ricopriamo nella quotidianità non si “tolgono” spazio a vicenda ma si arricchiscono l’un l’altro di competenze ed energia. In altre parole, ci rende più consapevoli che il rapporto tra i diversi ambiti della nostra vita non è un gioco a somma zero ma a somma positiva.

 

E quali sono le competenze che acquisiamo dopo la nascita di un figlio?

Tantissime, e riguardano le neomamme e i neopapà, che spesso senza accorgersene dopo la nascita di un figlio si arricchiscono di skills essenziali nel mondo del lavoro. Pensiamo alle capacità di ascolto ed empatia che migliorano con l’abitudine a “mettersi nei panni” del bambino e a “guardare il mondo con i suoi occhi”. Pensiamo alla gestione della complessità e di conseguenza al problem solving, così come alla gestione del tempo e delle priorità che porta i neogenitori a migliorare le proprie capacità di giudizio e di decisione, nella vita familiare così come sul lavoro.Sono “abilità chiave”: le competenze soft, relazionali, organizzative e dell’innovazione, che hanno la caratteristica di non poter essere semplicemente acquisite con dei corsi, ma dipendono dalle esperienze di vita. Nessuno meglio di una mamma sviluppa capacità di ascolto, creazione di alleanze, capacità di gestione del tempo e delle priorità, gestione rapida delle complessità, agilità. Un tesoro infinito, e gratuito, per ogni azienda.

Nell’ultimo anno di pandemia il nostro lavoro multitasking, di mamme/mogli/lavoratrici è stato davvero duro. Che cosa avete rilevato, in che cosa siamo migliorate e in che cosa invece abbiamo avuto maggiori difficoltà?

Condivido uno dei risultati più significativi tra quelli emersi dalle nostre analisi. C’è una competenza soft che le mamme hanno “allenato” più di tutti gli altri in questo anno di pandemia: si tratta della capacità di delega. Il 73% delle mamme riconosce di aver delegato di più e cercato collaborazione; un dato che nei papà è pari al 62%. Un miglioramento delle competenze non significa che vengano meno le incertezze: dai dati è emerso che il 75% delle mamme si è sentita più vulnerabile durante la pandemia. Questa vulnerabilità, tuttavia, non è sinonimo di debolezza: l’86% delle mamme si è infatti scoperta più consapevole, e l’85% più responsabile. L’autoconsapevolezza, in particolare, si è rivelata essere un elemento chiave, la competenza che trasforma la vulnerabilità delle mamme nel loro punto di forza.

A che punto sono le aziende in Italia nel sostenere le mamme lavoratrici?

Il dato sulle 37mila neo mamme che nel 2019 hanno lasciato il proprio posto di lavoro, unito all’ultimo dato sull’occupazione femminile, ci dicono che il percorso è ancora in salita. Ma ci sono anche dei segnali positivi: nelle aziende oggi si vedono modelli di gestione del personale che fanno spazio ai ruoli di vita dei propri dipendenti. Le organizzazioni iniziano a comprendere quanto sia importante saper vedere e riconoscere non solo il professionista ma la persona nella sua “complessità”, che è la sua ricchezza, fonte di risorse, talenti nascosti e competenze trasversali.

Questo modello sta sradicando poco alla volta certi stereotipi che vedono la maternità come una battuta d’arresto nella carriera di una donna o che “stigmatizzano” le mamme come meno focalizzate o meno adatte a ruoli di responsabilità. I nostri dati, anche in questo caso, lo confermano. Tra tutti, le neo mamme sono quelle che nell’ultimo anno sentono di aver allenato maggiormente le proprie capacità di leadership!

Che consigli dà alle donne e mamme?

Di ascoltarsi, di ascoltare le proprie emozioni, anche quelle sgradevoli, di non avere paura di mostrarsi vulnerabili, perché la vulnerabilità può diventare il nostro super potere, se sappiamo esprimerla nel modo giusto.

 

 

Dalla crisi, si dice, nasce un’opportunità: qual è la nostra?

Quella di fare una rivoluzione, cambiando schemi e abitudini. La pandemia e il remote working hanno portato molti a una condivisione “aumentata” di spazi, momenti ed esperienze con i nostri figli, genitori, compagni, fratelli e sorelle. Questo ci permette di sperimentare un nuovo modo di convivere la dimensione familiare e professionale, e di ridisegnare compiti, stili di vita, responsabilità e, spazi anche fisici. Anche la crisi, come la maternità, è un master da sfruttare, che ha tirato fuori l’autoconsapevolezza, un vero super potere, capace di trasformare la vulnerabilità in un punto di forza.

 

Articolo a cura di Benedetta Sangirardi – giornalista

 

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