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Green Life

Inquinamento ai tempi del Coronavirus: e se non ci meritassimo una seconda possibilità?

29/05/2020

La foto simbolo che ha fatto il giro del web è un uccellino incastrato in una mascherina gettata. Ma le organizzazioni ambientali parlano chiaro: il rischio di un nuovo inquinamento è grande! 

All’inizio della quarantena erano tante le notizie che circolavano sul web che raccontavano di come la natura si stesse riappropriando dei propri spazi nel momento in cui l’uomo si era dovuto far da parte. Immagini e video che lasciavano di buon umore.

Molti, si sono reinventati filosofi con lunghi post che spiegavano che tutto questo ci avrebbe aiutati a compiere il cambiamento, a capire davvero il rispetto per il nostro Pianeta. La quarantena ci avrebbe cambiati, in meglio.

Così è sicuramente stato per molti, ma non per tutti. E infatti è bastato entrare nella nuova fase del Coronavirus, quella che stiamo vivendo ora e che ci ha permesso di riprendere – seppur con qualche modifica – la nostra vita di sempre, per renderci conto che qualcosa non è stato capito fino in fondo.

Dai delfini che si riappropriavano della laguna veneziana, i social sono stati riempiti invece della foto scattata in Canada che ritrae un indifeso uccellino rimasto incastrato in una mascherina. Da mamma papera che passeggiava tranquillamente in strada con i suoi paperotti, siamo arrivati a vedere mascherine e guanti gettati a terra senza alcun rispetto. Insomma, siamo tornati a inquinare di nuovo, con le nuove modalità dettate dal coronavirus, la nostra Casa.

I nuovi rifiuti: per smaltire mascherine e guanti ci vuole responsabilità

Il WWF parla chiaro:

 “Dobbiamo fare attenzione ad una nuova minaccia: i dispositivi di protezione individuale che, dopo essere stati utilizzati diventano rifiuti, devono essere smaltiti correttamente per evitare che invadano le nostre strade, i nostri marciapiede e i nostri parchi. Inoltre  quantitativi crescenti di mascherine e di guanti sono avvistatati in mare dove rischiano di diventare letali per tartarughe e pesci che li scambiano per prede di cui nutrirsi.”

Se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura questo si tradurrebbe in ben 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40mila chilogrammi di plastica in natura: uno scenario pericoloso che va disinnescato.

Dove gettare guanti e mascherine?

Se appartengono a persone non positive bisogna trattarli come rifiuti normali, quindi gettarli nei cassonetti dell’indifferenziata «ma chiusi in un sacchetto ad hoc all’interno del sacco della pattumiera in modo che le superfici di questi oggetti» non possano entrare in contatto con gli operatori ecologici durante il rituro dell’immondizia». Dove si fa la raccolta differenziata non c’è motivo di sospenderla. Lo ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali.

Fonte Il Corriere.it

L’appello

“Così come i cittadini si sono dimostrati responsabili nel seguire le indicazioni del governo per contenere il contagio restando a casa, ora è necessario che si dimostrino altrettanto responsabili nella gestione dei dispostivi di protezione individuale che vanno smaltiti correttamente e non dispersi in natura”. A lanciare l’appello è la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “È necessario evitare che questi dispositivi, una volta diventati rifiuti, abbiano un impatto devastante sui nostri ambienti naturali e soprattutto sui nostri mari. Proprio per difendere il Mediterraneo che ogni anno già deve fare i conti con 570 mila tonnellate di plastica che finiscono nelle sue acque (è come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto) chiediamo alle istituzioni di predisporre opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti dove i lavoratori saranno costretti ad usare queste protezioni per operare in sicurezza. Ma sarebbe opportuno che raccoglitori dedicati ai dispositivi di protezione fossero istallati anche anche nei parchi, nelle ville e nei pressi dei supermercati: si tratterebbe di un vantaggio per la nostra salute e per quella dell’ambiente”.

 

Melissa Ceccon

Mamma di due, moglie di uno, giornalista e autrice del blog Mamma Che Ansia

Vive e lavora nella verdeggiante Brianza, sempre pronta a scrivere e raccontare le storie più interessanti per le mums.

Su Instagram il suo dietro le quinte tra vita zen e ironia.

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