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School Corner

“Il Cammino”, un viaggio di formazione: il progetto educativo ‘alternativo’ di International School of Como

14/10/2021

Una settimana lontani da scuola e da casa, senza telefoni, senza mezzi di trasporto, ma solo uno zaino in spalla e la forza delle proprie gambe. Sei giorni tra le montagne italiane per riscoprire sé stessi e la voglia di fare gruppo: vi raccontiamo di questo bel progetto della IS Como

A journey of discovery, un viaggio di scoperta. E’ questo l’obiettivo de “Il Cammino”, il progetto scolastico proposto da International School of Como agli studenti del Grade 10: una vera e propria spedizione attraverso le montagne italiane. Un viaggio di formazione a tutti gli effetti che si poggia unicamente sulle gambe degli studenti: nessun autobus, taxi o treno e senza cellulari. Per una settimana. Lontano da scuola e lontano da casa.

“Il Cammino” non è solo un progetto scolastico, ma una metafora di vita piuttosto semplice che la International School of Como vuole trasmettere ai ragazzi: attraverso lo sforzo si progredisce. Sviluppo fisico, emotivo, leadership e lavoro di squadra. Questi i quattro pilastri su cui si fonda questo progetto educativo davvero unico nel suo genere.

“Ogni giovane della nostra scuola è in viaggio dall’infanzia all’età adulta – spiegano – Questo viaggio può essere impegnativo, eccitante, a volte pieno di drammi a volte piuttosto banale ma, in ogni momento, le esperienze che viviamo ci arricchiscono e possiamo imparare da loro. Aiuteranno i nostri studenti a diventare gli adulti che hanno l’incredibile potenziale di essere”.

 

 

Il Cammino, il nuovo anno scolastico alla ISComo

E’ iniziato così il nuovo anno scolastico per i ragazzi e le ragazze del Grade 10 alla International School of Como: con un viaggio. Un viaggio fisico, attraverso le montagne, e un viaggio interiore attraverso sé stessi.

Dopo un paio di giorni spesi a pianificare e preparare la spedizione, gli studenti sono partiti ufficialmente lo scorso 5 settembre per questa ‘avventura’, accompagnati sia da un membro dello staff ISC che da una Guida Alpina o Guida Media Montagna durante tutto il loro viaggio.

Un percorso di oltre 80 km tra Passo Valcava e Colico lungo un sentiero denominato ‘Dorsale Orobica Lecchese’ .

“Oltre all’ovvia sfida fisica che i nostri studenti supereranno, ci sono una serie di attività che abbiamo progettato per affrontare tutti e quattro i pilastri de Il Cammino – ci spiegano – fisico: escursionismo, navigazione, arrampicata su roccia e vita da campo; emotivo: Lettera dei genitori, solitudine, distacco dai dispositivi mobili e opportunità di autoriflessione; lavoro di squadra: attività con e senza leader, cicli di feedback, gestione del team, gestione del fallimento e del successo; Leadership: rotazione della leadership, feedback costruttivo, identificazione di stili di leadership e passaggi di leadership”.

Insomma, quando questo progetto ci è stato raccontato, a noi è piaciuto subito! Davvero qualcosa di nuovo, di alternativo … ma, ci siamo anche chieste, i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al Cammino proposto da IS of Como, come lo hanno vissuto? Hanno davvero fatto un viaggio di formazione? E lontani da telefoni e social, come si sono trovati?

Abbiamo quindi deciso di intervistare Maddalena, una delle studentesse che lo scorso 5 settembre è partita per “Il Cammino” ed ecco cosa chi ha raccontato.

 

L’INTERVISTA

Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza e cosa invece di meno?

Il cammino è stata un’esperienza molto particolare, all’inizio non ero molto contenta di dover andare ma devo dire che poi si è rivelata essere qualcosa di completamente diverso, nonostante sia stato un po’ impegnativo da un punto di vista fisico. Ci siamo divertiti molto. La cosa che mi è piaciuta di più è probabilmente l’amicizia che si è creata durante questa gita. Abbiamo riso, scherzato, parlato e ci eravamo tutti nel momento del bisogno. Se qualcuno era particolarmente stanco, l’altro era lì a spronarlo. Ci siamo uniti perché eravamo tutti nella stessa situazione e l’unico modo per venirne fuori era aiutandoci l’uno con l’altro. Abbiamo passato veramente dei momenti bellissimi; quindi credo che questa sia stata la parte più bella. Un’altra cosa che mi è piaciuta molto è stata la notte in cui abbiamo dormito sotto le stelle. Eravamo lontani da tutto e da tutti, sdraiati nei nostri sacchi a pelo e coperti fino ai capelli per non sentire il freddo però guardavamo in alto e vedevamo le stelle. Il cielo sembrava vicinissimo. Quella che mi è piaciuta meno, probabilmente la quantità dei chilometri fatti, che sono stati tanti.

Ti senti cambiata dopo aver fatto questa esperienza?

Uno dei tanti scopi del Cammino era appunto avere una crescita personale; non mi sento una persona completamente diversa dopo questa esperienza, non sono cambiata molto, però ho imparato molte cose su di me. Si può dire che ciò che è migliorato probabilmente in me, come in molti altri miei compagni, è il senso di adattamento. Ci siamo trovati tutti in diverse situazioni difficili a cui abbiamo dovuto adattarci. Non dico che sia stato facile, anzi, ma devo dire che anche aiutandoci l’uno con l’altro siamo riusciti a superare tutti gli ostacoli che abbiamo incontrato.

Secondo te questo è un progetto che dovrebbero avere tutte le scuole? Se sì, perché?

Secondo me si, questo progetto dovrebbero averlo tutte le scuole perché la prima liceo è un nuovo inizio: molti cambiano scuola e soprattutto cambiano i compagni. Per esempio noi l’anno scorso eravamo una classe di 30 ragazzi e adesso siamo finiti in 15. Per me è stato molto difficile questo cambiamento visto che i miei più cari amici hanno cambiato scuola e io mi sono ritrovata in una classe praticamente nuova con persone con le quali non avevo stretti rapporti di amicizia. Devo dire però che Il Cammino è servito molto da questo punto di vista, siamo partiti una classe divisa, eravamo diversi gruppetti di amici che però non andavano molto d’accordo insieme, e siamo tornati molto più uniti. Questa gita ci ha aiutato molto.

 

Nell’epoca dettata dai “social” , durante il Cammino, tu e i tuoi compagni di avventura non avevate con voi i telefoni. Che sensazione hai avuto nel non poter avere alcun tipo di contatto al di fuori del tuo gruppo di viaggio? Ti è mancato il telefono?

Il telefono è per noi ragazzi una cosa quasi essenziale nella nostra vita, sia come un mezzo di svago che come un mezzo per comunicare tra di noi. Durante Il Cammino appunto non abbiamo potuto portarlo e devo ammettere che è stato difficile specialmente all’inizio. Abbiamo intrapreso un’avventura difficile che richiedeva un certo impegno fisico ed emotivo, molte volte ci sarebbe piaciuto avere il telefono con noi per magari distrarci un po’, telefonare a casa e avere appunto dei contatti con il mondo esterno, che sono mancati. Tuttavia verso la fine dell’esperienza ci siamo resi conto che alla fine il telefono non ci mancava così tanto, abbiamo socializzato molto, ci siamo divertiti, abbiamo vissuto momenti speciali e sì, siamo riusciti a vivere anche senza telefono.

Rifaresti questa esperienza?

In molti mi hanno chiesto se rifarei questa esperienza, la risposta è sì, ma magari cambiando alcune cose per esempio diminuendo la quantità di chilometri oppure aggiungendo altre attività di gruppo per affiatare la classe e per unirci di più, anche se questo siamo riusciti a farlo noi comunque.

 

 

Melissa Ceccon

Responsabile editoriale – Mumadvisor

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