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Mum's Life

Emma e il cappellino magico, la storia della bimba nata due volte e della voglia di riscatto della sua mamma.

22/10/2021

Due anni fa, mentre era all’asilo, Emma è stata investita da un SUV parcheggiato in discesa senza freno a mano. Oggi, a causa di quell’incidente la vita di questa bimba è cambiata e la sua storia è diventata una fiaba per bambini grazie alla forza della sua mamma, che abbiamo intervistato. Ecco il messaggio che il suo libro vuole dare 

 

“Emma sta facendo una bella passeggiata nel bosco con i suoi amici. All’improvviso un trattore la colpisce e le fa tanto male. Di corsa in ospedale! Tutti fanno il tifo per lei, anche gli uccellini aspettano che si risvegli. Poi sulla testolina di Emma viene messo un cappellino molto molto speciale”.

Così inizia la favola per bambini “Emma e il Cappellino magico”, libro scritto da mamma Annabianca per raccontare quello che è successo alla sua bimba.

Se c’è una cosa che vorrebbero tutte le mamme, è quella di sapere sempre al sicuro i propri figli. Lottiamo quotidianamente tra l’istinto di proteggerli e il dovere di lasciarli andare. Ma, qualche volta, le cose non vanno come speriamo.

Così è successo a mamma Annabianca che, un paio di anni fa, come tutte le mattine ha accompagnato la sua piccolina all’asilo. Una giornata iniziata come tante altre e finita, però, come il peggiore degli incubi: mentre Emma giocava insieme ai suoi compagni nel boschetto fuori dall’asilo, un Suv parcheggiato in discesa nel cortile del suo asilo, a Chieri, Torino, l’ha travolta.

 

Subito le sue condizioni sono apparse gravissime. Tempestivo l’arrivo dell’elisoccorso per trasportare Emma all’ospedale, poi la corsa disperata della sua mamma per raggiungere la sua piccolina in fin di vita.

 

“ Appena sono arrivata i medici mi hanno dato poco speranze. La mia bambina, dopo un intervento alla testa di molte ore, è entrata in coma. Le possibilità che si potesse svegliare erano minime”

 

 

La seconda vita di Emma

La piccola Emma invece si è svegliata. Ha lottato con tutte le sue forze per tenersi stretta la sua vita appena iniziata, ma preziosa. E quindi noi, oggi, con questo articolo vogliamo andare oltre il racconto di quella tragica mattina, ma vogliamo trasmettere il messaggio di speranza che la storia di Emma vuole dare e vogliamo raccontarvi della forza della sua mamma, Annabianca, che è riuscita a trasformare il suo dolore in un messaggio positivo attraverso un libro per bambini, “Emma e il Cappellino Magico”. Ma soprattutto vogliamo raccontarvi questa storia, attraverso le parole della mamma di Emma, perché quello che è successo a questa bambina non rimanga solo un brutto ricordo che ci si costringe a dimenticare, ma un punto di partenza, seppur doloroso, per cambiare le cose affinché drammi come quelli vissuti da questa famiglia non riaccadano più!

 

 

L’INTERVISTA

 

 

E’ da poco uscito il tuo libro, “Emma e il Cappellino Magico”, che racconta, con il linguaggio dei bambini, ciò che è successo alla tua bambina. Quando hai iniziato a scriverlo?

 

“Quando siamo tornati a casa dall’ospedale, dopo giorni da incubo, vedendo i miei bimbi nella loro stanza tranquilli a dormire, ho riassaporato quella normalità che mi era tanto mancata. Ero piena di dolore ed emozioni così, ho aperto il pc e ho iniziato a scrivere. Scrivevo tutto quello che avevo dentro, come una sorta di diario, ma scrivevo anche tutte quelle parole complicate che mi avevano detto i dottori – ci spiega – ho capito però che scrivere così, solo per scrivere, mi faceva stare ancora più male. A quelle parole serviva un senso. Dovevo scriverle per qualcuno quelle parole e così, quasi in maniera naturale, è nata la storia di Emma e il Cappellino Magico”.

 

Che strade ti ha aperto questo libro?

 

“ La strada della condivisione. E’ stato davvero impressionante per me vedere quante mamme avevano bisogno di una storia come questa – confessa – ho cominciato a ricevere tantissimi messaggi di mamme che mi ringraziavano, che mi dicevano che la storia di Emma aveva aiutato i loro bimbi ad affrontare magari visite mediche un pochino più invasive. Era proprio questo che desideravo e sono molto contenta che questo mio libro sia d’aiuto a tante mamme che possono sentirsi meno sole”.

 

La tua bambina oggi ha 4 anni e mezzo. Come sta?

 

“ Emma sta bene, vive la sua vita come tutti i bimbi della sua età. E’ consapevole di avere la testolina molto fragile e sa perfettamente cosa può fare e cosa no – afferma mamma Annabianca – siamo stati fin da subito onesti con lei, ovviamente consci del fatto che ci stavamo rivolgendo ad una bimba di 2 anni. Lei, subito dopo l’incidente ha subìto una lunghissima e importante operazione alla testa, poi è rimasta in coma per diverso tempo: c’è stato un momento, quando ha cominciato a riprendersi e ad uscire dal coma, in cui passava da periodo di dormiveglia ad altri di sonno. Quando era abbastanza vigile le abbiamo spiegato che si trovava in ospedale e che si era fatta molto male, ma che ora aveva un capellino magico sulla testa che la stava aiutando a guarire.

I medici ci avevano detto che avrebbe avuto danni permanenti: Emma però ci ha stupiti con la sua seconda vita. Ha dovuto piano piano re-imparare a parlare e mangiare, ma ce l’ha fatta”

 

Come si convive con la costante paura di rischiare di perdere la propria bambina?

 

“ Eh … non si convive, la sia accetta giorno dopo giorno. Lei vive e vivrà per sempre con una cannula nel cervello, è quella che la tiene in vita. Potrebbe rompersi, potrebbe ostruirsi, ma io non posso e non voglio farla vivere nel terrore, e nemmeno io, come mamma, possono riversarle addosso le mie ansie e i miei timori. Il risultato sarebbe solo quello di non farle vivere la vita che invece deve vivere, per la quale lei ha lottato con tutte le sue forze. Ecco perché dopo un anno dall’incidente io ho deciso di rimandare Emma in quell’asilo: lei ha ripreso le sue attività, ha ritrovato i suoi amichetti. All’inizio era seguita da un’insegnate di sostegno, che la controllava per evitare che si facesse male, o non si sentisse bene. Purtroppo, e questa è una cosa incomprensibile e che mi addolora molto, la direzione di quell’asilo ha poi deciso che Emma non avesse più bisogno di un sostegno, così ho deciso di iscriverla in un’altra struttura dove ora sta benissimo”.

 

 

Emma non è figlia unica, tu hai anche un altro bimbo più piccolo che il giorno dell’incidente, aveva solo pochi mesi. E’ difficile anche solo immaginare il dolore che ha provato il tuo cuore di mamma quel giorno…

 

“E’ stata dura. Devo ringraziare per questo la nonna, che si è presa cura del mio secondo bimbo per lasciarmi accudire Emma in ospedale, ma è stato davvero difficile per me perché come tutte le mamme che, per un motivo o per l’altro si devono separare dal proprio bebé, avevo un enorme senso di colpa – confessa – oggi il mio secondo bimbo ha 2 anni e ovviamente non ricorda nulla di quello che è successo alla sorella. Ma anche per lui è stata dura. Al mio rientro dall’ospedale, quando finalmente abbiamo potuto portare a casa Emma, lui ha manifestato segni di ansia da separazione, io non potevo allontanarmi neanche di pochi passi che urlava disperato. Ha sofferto.”

 

Tutto questo dolore però tu sei riuscita a rimodularlo, a canalizzarlo trasformandolo in qualcosa di positivo, di utile. Hai dichiarato, infatti, di non provare alcun odio o rancore verso la persona che ha parcheggiato male il Suv che poi ha travolto la tua bambina

 

“ No, non provo questi sentimenti. Quello che è successo è stato un errore gravissimo, che ha messo in pericolo di vita una bambina di due anni, ma che poteva capitare ad ognuno di noi. Questa persona non si è mai fatta viva con noi: sono stata io a cercarla – racconta – quello che voglio, ed è per questo che ho iniziato a rilasciare interviste, cosa che invece prima non facevo perché non volevo spettacolarizzare questa tragedia, è che un dramma del genere non riaccada mai più! L’errore fatale è stato quello di non mettere il freno a mano, ma il problema di fondo è che una macchina, lì, non ci doveva proprio stare! Bisogna tutelare i bambini, mettere in sicurezza le aree vicino agli asili, chiudere le strade all’entrata e all’uscita delle scuole: è questo che deve cambiare. E’ questo il messaggio che spero possa passare attraverso il libro “Emma e il Cappellino Magico”.

 

E allora noi speriamo, nel nostro piccolo, che questa intervista venga condivisa il più possibile. Perché quello che è successo ad Emma, nel suo asilo di Torino, non accada in nessun altro asilo perché la vita dei bambini va protetta. Noi, come mamme, facciamo il nostro, ma fuori dalle nostre braccia i nostri figli devono trovare un mondo sicuro e fatto anche su misura per loro…

Aiutateci a diffondere il messaggio di coraggio, speranza e di voglia di migliorare le cose, che mamma Annabianca (la potete seguire su Instagram ) ha voluto condividere con Mumadvisor e con tutte voi mums.

 

 

 

Melissa Ceccon

Responsabile editoriale – Mumadvisor

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