Mum's News

Dopo la scuola, anche lo sport si fa “a distanza”. Ma si può fare uno sport online? Il servizio va pagato?

28/10/2020

Di nuovo lo sport si ferma. Il nuovo DPCM prevede la chiusura anche di piscine e palestre fino alla fine di novembre. Molte strutture propongono le lezioni online: ma è la stessa cosa? Ce lo avete chiesto in molte, e noi abbiamo girato le vostre perplessità al nostro avvocato

Una mamma ci chiede

Mia figlia M. è iscritta ad una scuola di danza classica e frequenta le lezioni due volte a settimana, per un totale di tre ore. La scuola ci ha da poco comunicato che per adeguarsi al nuovo DPCM dovrà restare chiusa fino alla fine del mese prossimo; per garantire la continuità del corso, gli insegnanti ci hanno proposto la prosecuzione delle lezioni a distanza e con durata ridotta. Onestamente, non ritengo sia possibile svolgere delle lezioni di danza a delle bambine utilizzando Teams o strumenti simili, considerate le limitazioni alla possibilità di correggere la postura o nella valutazione del corretto svolgimento dell’esercizio.  
Mi sono opposta a tale iniziativa della scuola chiedendo la sospensione della retta per il mese di chiusura ma ho ottenuto un rifiuto. Cosa posso fare? 
Grazie,  
G.

L’avvocato risponde

Purtroppo, negli ultimi giorni i numeri del contagio da Covid-19 hanno ripreso a salire significativamente ed il Governo si è trovato nuovamente a dover adottare misure drastiche per contenere la diffusione del virus.
Insieme ai bar, ai ristoranti, ai teatri e alle sale da gioco, è stata disposta la chiusura, fino al 24 novembre, anche delle palestre e delle piscine.
A differenza del decreto Rilancio (d.l. 34/2020), il nuovo DPCM non stabilisce alcuna regola per la gestione dei rapporti contrattuali in essere al momento dell’interruzione dell’attività. Ove si volessero considerare applicabili le disposizioni contenute nel decreto Rilancio, gli utenti della palestra avrebbero la possibilità di chiedere il rimborso di quanto versato per l’equivalente del periodo di chiusura.  In alternativa, la palestra potrebbe fornire loro un voucher spendibile nell’anno successivo alla regolare ripresa delle attività.
Purtroppo, nulla è stato deciso in merito.

È evidente che, al fine di valutare la condotta più appropriata, occorre effettuare una distinzione tra le ipotesi nelle quali è possibile garantire la prosecuzione delle attività a distanza e le ipotesi in cui invece ciò non è possibile.
Alcuni corsi infatti, possono essere svolti anche con il supporto del videocollegamento (come per esempio yoga, pilates, aerobica) mentre altri evidentemente richiedono un lavoro di squadra (calcio, pallavolo…) oppure strutture ad hoc (tennis, corsi di nuoto…).
Inoltre, bisogna tenere in considerazione anche l’età degli iscritti: un adulto riuscirà più facilmente a seguire un corso da casa rispetto ad un bambino, che tende a distrarsi con più facilità; oltretutto, per i bambini frequentare corsi extrascolastici è anche un’occasione di socializzazione e di sviluppo della personalità.

Dal punto di vista giuridico, se la palestra è costretta a chiudere e dunque non può garantire la prosecuzione dei corsi, si rientra nell’ipotesi disciplinata dall’art. 1256 del codice civile, il quale stabilisce che il debitore non può essere ritenuto responsabile del ritardo nell’adempimento nel caso di impossibilità temporanea all’esecuzione della prestazione.  

In base a quanto previsto dal codice, dunque, la palestra non potrebbe essere considerata responsabile di inadempimento per l’impossibilità a garantire la prosecuzione dei corsi. Tuttavia bisogna considerare che, nel periodo in cui non è possibile per il debitore adempiere alla prestazione pattuita, al tempo stesso nessuna prestazione può essere chiesta alla controparte: ciò significa che coloro che sono iscritti in palestra non possono esser considerati obbligati a pagare la quota relativa al periodo in cui non possono usufruire dei servizi acquistati e, laddove avessero già corrisposto la somma accordata, avrebbero il diritto di ottenerne la restituzione.
Se, invece, la palestra propone la prosecuzione dei corsi a distanza, ci sono delle variabili di cui tenere conto quali, come già accennato, la tipologia del corso e l’età dell’iscritto.

Giuridicamente parlando, se si ritiene che la soluzione offerta dalla palestra non garantisce un adempimento soddisfacente, si ha tutto il diritto di pretendere il recesso dal contratto stipulato o una revisione dell’accordo economico;  tuttavia, in considerazione del periodo eccezionale che tutti ci troviamo ad affrontare, è consigliabile un atteggiamento collaborativo, che tenga conto delle difficoltà di ciascuno e che sia volto a trovare accordi e soluzioni che possano soddisfare entrambe le parti coinvolte.

Laura Citroni

Avvocato con studio a milano. La trovate sul sito www.slcx.it nel quale è presente anche un blog che tratta questioni giuridiche spiegate in modo semplice e chiaro. È mamma di Alice e Filippo. Su Instagram la trovate con @la__liki

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