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Health

Dall’ingorgo mammario alle ragadi: la soluzione non è smettere di allattare!

07/10/2021

Oggi, 7 ottobre 2021, si conclude la settimana dedicata all’allattamento al seno. Una fase, come abbiamo più volte detto in altri articoli, bellissimi ma anche difficile. E a volte ci sono delle problematiche che mettono a dura prova noi mamma. Che fare? Ce lo spiega la  nostra ostetrica

Il latte materno è certamente il miglior nutrimento che un neonato può ricevere. 

Una goccia di latte materno contiene tutto quello che serve per soddisfare i bisogni del neonato: acqua, grassi, sali minerali, ormoni, anticorpi, vitamine, proteine. 

L’allattamento al seno è a richiesta, il bambino assume il latte di cui ha bisogno e la sua composizione cambia durante il corso della giornata in maniera naturale per adeguarsi a soddisfare al meglio le sue esigenze. Il latte è sempre pronto nel seno della mamma alla giusta temperatura. 

È un percorso spontaneo e naturale quello di allattare ma qualche volta può mettere alla prova la mamma che necessita di un giusto supporto per sentirsi sicura di “fare il meglio” per il suo bimbo. 

LE COSE IMPORTANTI DA SAPERE 

Il primo attacco al seno avviene subito dopo il parto, meglio se entro un’ora così da permettere subito la giusta stimolazione del seno. Il colostro sarà il primo latte che lui ciuccerà ed è un elemento unico, ricco delle migliori sostanze nutritive che un bimbo possa ricevere subito dopo il parto: ne bastano poche gocce per soddisfare il suo bisogno di nutrimento. 

Nei giorni successivi al parto il colostro si trasformerà in una sostanza lattescente, che poi sarà il latte materno. 

Quali sono le cose importanti da sapere:

 

  • Non serve nulla per allattare al seno, se non una giusta alimentazione e motivazione

  • L’allattamento al seno è il più sicuro per il tuo bimbo. 

  • Il neonato si attacca al seno tutte le volte che vuole e questo permetterà di produrre il latte di cui lui ha bisogno.

  • Il giusto attacco al seno è fondamentale per avviare nella maniera corretta un allattamento. 

 

L’attacco al seno:

 

  •  la bocca del bambino dev’essere ben aperta, le labbra estroflesse e deve riuscire ad agganciare non solo il capezzolo ma buona parte dell’areola intorno, le guanciotte sono piene.

  • Il mento è a stretto contatto con il seno ed il collo è leggermente indietro.

  • Il movimento di suzione arriva fino all’orecchio e osservando il collo del bambino si può notare che sta deglutendo.

  • Il neonato ha dei ritmi di suzione diversi durante la poppata: si passa da suzioni brevi e frequenti a suzioni meno frequenti con movimenti della bocca ampi e profondi, talora intervallati da pause. 

  • La mamma durante la poppata avverte la sensazione di fuoriuscita del latte

È importante che il bambino venga attaccato al seno ai primi segnali di fame (si muove, apre la bocca e gira la testa da una parte all’altra), mentre ai segnali tardivi (piange, si agita e diventa rosso) sarà ormai troppo stanco e nervoso per avere un attacco adeguato al seno rischiando una suzione meno efficace. 

La durata della poppata è variabile, lo stesso bambino cambierà la durata in base al tempo di cui ha bisogno. Un neonato mediamente durante le 24 ore dovrebbe fare non meno di 8-10 poppate. 

Dei fattori che interagiscono sulla durata della singola poppata sono:

  • Le competenze del bambino: quando sta imparando a succhiare può aver bisogno di più tempo.

  • Il carattere del bambino: alcuni bambini sono più lenti altri più veloci, altri si stancano subito e si addormentano.

  • Le caratteristiche del latte.

 

Inoltre, è importante ricordare che il neonato spesso può aver bisogno di attaccarsi solo per sete o solo per il bisogno di contatto, e in quei casi l’attacco durerà poco ed è normale che dopo poco possa aver bisogno di attaccarsi ancora per soddisfare la sua fame. 

COME CAPIRE SE IL BAMBINO SA MANGIANDO?

Spesso la mamma vive nell’ansia di non riuscire a soddisfare i bisogni del suo bambino perché fisicamente non riesce a vedere quanto sta mangiando. 

Per capire se un bambino sta mangiando adeguatamente possiamo: 

  • Contare i pannolini che bagna di pipì che dovranno essere almeno 5-6 al giorno;

  • Il bambino ha un colorito roseo ed è attivo;

  • A fine poppata, soprattutto nei primi mesi, sento il seno morbido e vuoto

  • Peso e altezza aumentano. Il peso nei primi mesi va valutato settimanalmente. 

LE COMPLICANZE DELL’ALLATTAMENTO CHE METTONO A DURA PROVA LA MAMMA

 

Le complicanze legate all’allattamento sono spesso un motivo per cui la mamma decide di smettere di allattare se non opportunamente sostenuta:

 

  • Le Ragadi, cioè delle soluzioni di continuo che si verificano sul capezzolo proprio perché il bambino non si è attaccato al seno in maniera corretta. 

Le ragadi oltre ad essere dolenti sono spesso sanguinanti e il momento della poppata risulta essere particolarmente difficile in questi casi. L’attacco al seno dev’essere corretto fin dall’inizio e la mamma dev’esser guidata e sostenuta da una professionista, per evitare che compaiano le ragadi o nel caso sia già comparsa. 

 

  • Ingorgo mammario, dovuto ad un accumulo di latte negli alveoli della mammella con una suzione poco valida o non a richiesta del bambino. Se il bambino non viene attaccato al seno ai primi segnali di fame sarà poi nervoso e non svuoterà in maniera corretta il seno, stessa cosa se il bambino non può attaccarsi al seno quando lo desidera ma si cerca di imporre orari e tempi della poppata. 

Nei casi di ingorgo mammario, gli alveoli essendo pieni si lacerano e il latte finisce nei tessuti della mammella con conseguente dolore, calore e tensione al seno, spesso localizzato soltanto in una parte della mammella. Se non si interviene svuotando in maniera appropriata il seno l’ingorgo può trasformarsi in mastite. 

 

  • La mastite è un’infezione della mammella che si ha con una frequenza di circa il 2-10% tra le donne che allattano. Le cause più comuni sono:

  • Ingorgo mammario, non adeguatamente svuotato;

  • Ragadi al seno;

  • Un dotto galattoforo ostruito con conseguente ristagno di latte.

 

L’agente patogeno alla base è quasi sempre lo stafilococco aureo, anche se altre volte può essere dovuto ad uno streptococco o all’escherichia coli. La mamma in questo caso oltre a tutti i sintomi di un ingorgo avrà anche febbre e dolori muscolari, brividi. In questi casi oltre a svuotare il seno, la terapia mira a risolvere l’infezione con antibiotico a largo spettro e lo stato febbrile con antipiretico o un antinfiammatorio compatibile con l’allattamento.

Se la mastite non viene curata nel modo corretto, può evolvere in un ascesso mammario con comparsa di pus nel tessuto mammario. 

È importante ricordare che in tutti questi casi un buon sostegno all’allattamento è determinante per il proseguo da parte della mamma. Tutti i casi precedenti infatti non sono un motivo per smettere di allattare.

 

 

Cetty Riggio

Ostetrica Libera Professionista, Consulente Babywearing, Personal Trainer Ostetrico.

Mi occupo delle donne dal menarca alla menopausa, con particolare attenzione alla gravidanza e al puerperio. https://www.ostetricamilano.com/

 

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