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Come si sviluppa il linguaggio del bambino e quando preoccuparsi?

12/04/2021

Sapete cosa sono e quali sono i precursori linguistici? Sono delle tappe fondamentali che servono ai bimbi per sviluppare il linguaggio. La logopedista ci spiega come seguirne lo sviluppo 

Prima ancora di nascere il bambino ascolta la voce materna e la preferisce ad altre voci, iniziando a stabilire con essa un legame unico.

Ancor prima di utilizzare le parole, il bambino comunica con le figure che lo circondano attraverso la comunicazione non verbale, ossia contatto oculare, espressioni del volto e il sorriso sociale, fondamentali procursori dello sviluppo linguistico.

Intorno ai 6 mesi il bambino compie davvero molti cambiamenti sia da un punto di vista oromotorio, sia di alimentazione ma anche linguistico-gestuale.

E’ proprio in questa fase che compare la lallazione canonica che verso i 9 mesi si perfezionerà sempre più diventando variata e, sarà accompagnata dalle abilità gestuali, ossia il pointing.

Pertanto, affinché emerga e si sviluppi il linguaggio è necessario che il bambino maturi tutti i precursori linguistici: contatto oculare; pointing; lallazione e gioco simbolico.

Intorno all’anno il bambino produce le prime parole, solitamente si tratta di parole molto semplici legate a routines o persone familiari e, nel corso dei mesi successivi il vocabolario diventa sempre più ampio e iniziano a comparire le prime parole-frasi come mamma pappa, papà nanna. 

Ma se il bambino dovesse presentare un ritardo nell’acquisizione di queste tappe? 

Nessuna paura, il modello finora descritto rappresenta solo un’indicazione generale utile ai genitori per monitorare le tappe di sviluppo del piccolo.

Come può capire il genitore se il proprio bambino presenta un ritardo nell’acquisizione del linguaggio ?

I genitori possono osservare il proprio bambino e  verificare la presenza o meno dei precursori del linguaggio precedentemente descritti e, se assenti, rinforzarli attraverso una serie di accorgimenti volti a stimolare il linguaggio del bambino.

Ma quando il genitore deve preoccuparsi?

E’ bene tener presente quelli che vengono definiti campanelli d’allarme:

  1. Se il bambino produce meno di 50 parole a 24 mesi 

  2. Se il bambino produce più di 50 parole ma non le combina insieme a 24 mesi

 

Come verificare i campanelli d’allarme

Semplicemente contando il numero di parole che il bambino produce spontaneamente e, se ne unisce almeno due per formare una frase.

Molto utile creare un vero e proprio quaderno dello sviluppo del linguaggio che, non solo permetterà al genitore di raccogliere le produzioni del bambino per contarle ma, gli consentirà anche di monitorarne l’evoluzione.

Se dovesse esser presente tale condizione cosa fare per cominciare a stimolarlo?

Il primo consiglio è quello di parlare faccia a faccia per migliorare il contatto oculare.

Come?

Esistono tanti giochi che ci aiutano a migliorare il contatto oculare:

  • Giochiamo con le bolle di sapone. 

Non è il bambino a far le bolle perché l’ obiettivo in questo caso è il miglioramento del contatto oculare, quindi, il genitore facendo le bolle riuscirà a creare l’attesa fondamentale per permettere al bambino di guardare il suo viso;

  • Giochiamo a tavolino con gli incastri.

Il genitore terrà tutti gli incastri da parte in modo da utilizzarne solamente due alla volta che, collocati all’altezza del suo viso, permetteranno al bambino di guardarlo ed effettuare una sceltra attraverso i mezzi comunicativi a disposizione, parole o pointing.

Il secondo consiglio è: rispettare i turni comunicativi. Quante volte il bambino non viene capito e si arrabbia oppure i familiari lo anticipano? 

Lasciamo al bambino il tempo di esprimersi, non completiamo le sue frasi anche se abbiamo capito cosa vorrebbe dirci, piuttosto, attendiamo la risposta da parte del bambino prima di proporre un’altra domanda.

Terzo consiglio: accompagnare la parole con tanti suoni onomatopeici.

Come?

Quando parliamo al bambino, gli raccontiamo una storia, leggiamo un libro o giochiamo con lui non ci limitiamo solamente alle parole ma, arricchiamo il tutto con tanti suoni…

Ad esempio: oh guarda come va veloce la macchinina “brum- brum” ma, attenzione è arrivata la polizia “nino-nino, fermati!”

Questo non vuol dire sostituire le parole con i suoni onomatopeici ma, accompagnarle in modo da rinforzarle.

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Quarto consiglio: giocare con il bambino diventando partecipanti attivi del gioco.

Durante l’attività di gioco con il bambino è utile strutturare delle vere e proprie situazioni che corrispondono a quello che avviene nella quotidianità.

Se giochiamo con le pentoline e il bambino sta preparando la pasta, il genitore potrebbe inserirsi nel gioco dicendo “stai preparando la pasta? Mmmmh che buona, io allora apparecchio la tavola… prendo la tovaglia ecc”

Verbalizzare durante il gioco è fondamentale per stimolare il bambino.

La tendenza comune da parte dei genitori, purtroppo, è chiedere di ripetere o denominare, un’ attività stancante e poco piacevole per il nostro bambino ma, soprattutto, anche poco stimolante.

Ricorda per stimolare il linguaggio del bambino è necessario stabilire un vero e proprio legame, come se fossimo degli amici pronti a giocare con lui e, in tal modo, facendo noi stessi da modello il bambino apprenderà spontaneamente e ci imiterà.

 

Ilaria Ciuffreda

logopedista che si occupa di età evolutiva in particolare di linguaggio, apprendimento e funzioni orali. Inoltre, si occupa di accompagnare le famiglie nello sviluppo dei loro figli offrendo consigli su come stimolare il linguaggio, sulla scelta di ausili quali ciuccio e biberon e sullo svezzamento attraverso consulenze genitoriali e corsi di formazione specifici.

Tutti i suoi consigli anche sul  suo sito ufficiale  e instagram

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