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Bonus babysitter 2021: ecco gli aiuti alle famiglie in questa terza ondata

22/03/2021

Dopo un anno, sembra di non aver fatto alcun passo avanti. Di nuovo scuole chiuse, e di nuovo il problema dei genitori che non sanno più cosa fare per conciliare smartworking e dad. E le misure a sostegno delle famiglie sembrano non essere sufficienti. 

Nel pieno della terza ondata epidemica, il governo Draghi è intervenuto immediatamente con provvedimenti mirati al contenimento del contagio, limitando al minimo le possibilità di spostamenti ed invitando tutti i cittadini a rispettare il distanziamento sociale.

La necessità di ricorrere nuovamente a misure drastiche per cercare di limitare la diffusione del virus porta con sé una serie di conseguenze: in particolare, si è optato ancora una volta per la didattica a distanza per tutte le scuole, dunque i nostri piccoli sono costretti a stare tutto il giorno in casa.

Da ciò deriva un’ulteriore conseguenza: almeno uno dei genitori deve stare con loro.

A tal proposito, il decreto legge n. 30 del 13 marzo ha introdotto una serie di misure a sostegno dei genitori lavoratori. L’art. 2 del decreto stabilisce che, in caso di figlio di età inferiore ai 16 anni, il genitore lavoratore dipendente, alternativamente all’altro genitore, può svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile (smart working) per un periodo corrispondente in tutto o in parte alla durata della sospensione dell’attività didattica del figlio, alla durata dell’infezione Covid del figlio, nonché alla durata della quarantena del figlio disposta dalla ASL a seguito di un contatto sospetto.

Nelle ipotesi in cui l’attività lavorativa non possa esser svolta in modalità agile, uno solo dei genitori può usufruire del cosiddetto congedo parentale, vale a dire che può assentarsi dal lavoro per tutto il periodo necessario (per tutto il periodo di DAD, fino alla guarigione del figlio nel caso di contagio e, comunque, fino alla fine della quarantena). Se i figli hanno un’età inferiore ai 14 anni, il congedo è retribuito al 50%, se invece hanno un’età compresa tra i 14 e i 16 non si percepisce alcun compenso ma comunque si ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.

LE POLEMICHE 

Questo intervento però è sembrato, a molti, piuttosto limitato. Infatti, le associazioni sindacali hanno sottolineato che di fronte alle nuove misure si ha la sensazione che il Governo abbia, in un certo senso, equiparato lo smart working ad un congedo. In verità, lo smart working è comunque lavoro e, sostiene la CGIL, non si può pensare che il solo fatto di lavorare da casa sia sufficiente a garantire l’assistenza di un minore in DAD.

Inoltre, sono state sollevate alcune contestazioni anche rispetto alla nuova disciplina del cosiddetto bonus baby sitter. In primo luogo, tale bonus non è riconosciuto a tutti i lavoratori ma solo ad alcune categorie, indicate dal comma 6 dell’art. 2 del nuovo decreto: lavoratori iscritti alla gestione separata INPS, lavoratori autonomi, personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico impiegato per le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica, lavoratori dipendenti del settore sanitario, medici ed infermieri.

Coloro che appartengono alle suddette categorie possono scegliere la corresponsione di uno o più bonus per l’acquisto di servizi di baby sitting, nel limite massimo di cento euro a settimana o, in alternativa, per l’iscrizione a centri estivi o servizi integrativi per l’infanzia.

Le perplessità relative a tale bonus sono legate, in primo luogo, al fatto che il decreto esclude alcune categorie di lavoratori dalla possibilità di usufruirne; in secondo luogo, cento euro a settimana sembrano esser troppo pochi; infine, il decreto esclude che se ne possa usufruire se uno dei genitori ricorre alla modalità di lavoro agile.

Si torna dunque al problema già affrontato: sembra che il Governo consideri possibile lavorare da casa e contemporaneamente prendersi cura dei bambini.

Smart working o telelavoro?

La realtà però è ben diversa, in particolare se si pensa alla circostanza per cui quello che ormai tutti chiamiamo smart working in realtà è, a tutti gli effetti, telelavoro: la differenza consiste nel fatto che lo smart working è flessibile, senza vincoli di orario e con la possibilità per il lavoratore di scegliere di organizzare il proprio tempo in base alle proprie esigenze, lavorando sostanzialmente per obiettivi. Quello che invece hanno adottato le aziende in questo periodo di emergenza è il telelavoro: il lavoratore non usufruisce di alcuna elasticità negli orari e, più in generale, nell’organizzazione del lavoro ma, semplicemente, non si reca in ufficio.

Dunque, dare per scontato che lavorare da casa sia la soluzione al problema delle scuole chiuse appare troppo semplicistico. Voi come state affrontando questo periodo di DAD? Che soluzioni avete trovato? Raccontateci la vostra esperienza!

 

Laura Citroni

Avvocato con studio a milano. La trovate sul sito www.slcx.it nel quale è presente anche un blog che tratta questioni giuridiche spiegate in modo semplice e chiaro. È mamma di Alice e Filippo. Su Instagram la trovate con @la__liki

 

 

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